Ocse: sull’economia digitale l’Italia fa passi indietro, il Pil generato è in calo da 15 anni
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È un settore ovunque in pieno boom, ma in Italia vale sempre meno, almeno in termini di contributo al Pil. Il digitale contribuisce infatti al sistema economico nazionale per il 3,7% del prodotto interno lordo, valore che negli ultimi 15 anni ha registrato una discesa progressiva, passando dal 4,2% dell’anno 2000 al 4,1% del 2007 per arrivare al 3,7% nel 2014, anno cui si riferisce la rilevazione dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sullo stato dell’economia digitale nei 34 paesi membri. Il dato è di parecchio inferiore alla media dei paesi Ocse, dove il digitale genera il 5,5% del valore aggiunto. In linea con gli altri paesi sono invece i dati italiani relativi all’occupazione generata dal digitale, che è pari al 2,5% del totale e stabile rispetto ai 15 anni precedenti, a fronte di una media Ocse del 2,8%.

Secondo l’Ocse, l’Italia è il sesto paese per divario generazionale nell’uso del web: se nella fascia d’età fra i 16 e i 24 anni il 90,5% della popolazione è connessa alla rete, in quella compresa fra i 65 e i 74 anni lo è soltanto il 21,1% dei cittadini. Il divario più marcato è in Grecia e Portogallo, mentre i paesi dove l’accesso al web è più uniforme fra le generazioni sono Danimarca e Islanda. L’Italia è però terza fra i paesi Ocse per percentuale di aziende (il 40%) che utilizzano tecnologie cloud; in questo ambito il primato va alla Finlandia, con il 51%, e all’Islanda, con il 43%. Le aziende che fanno meno ricorso al cloud sono quelle francesi e tedesche.

Infine la banda larga, che in Italia è ancora troppo poco diffusa e raggiunge solo il 22% della popolazione, in prevalenza con connessioni DSL. La fibra ottica ha un utilizzo ancora più limitato (0,7 connessioni su 100, cioè circa il 3% delle connessioni via cavo alla banda larga). A utilizzare connessioni wireless è invece il 67% della popolazione connessa a internet.

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