Cosa sono Meerkat e Periscope e perché agli organizzatori di eventi può interessare saperlo
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Hanno funzionalità molto simili, e la rete si è già divisa fra chi tifa per l’uno e chi spera che a imporsi sia l’altro. Meerkat e Periscope, di cui nelle ultime settimane si è fatto un gran parlare, sono due app che consentono di fare lo streaming video in tempo reale. Permettono, cioè, di registrare un video con lo smartphone, senza limiti di tempo, e di trasmetterlo in diretta ai propri follower, che vi si collegano cliccando su un link che le app (entrambe) inviano attraverso Twitter.

Meerkat che, chissà perché, prende il nome dall’omonimo e buffo animaletto africano, è stato lanciato a fine febbraio e vanta già 500mila utenti, mentre Periscope, acquistato da Twitter, ha debuttato a fine marzo, cavalcando in parte l’onda di interesse per il video in real time che Meerkat aveva già cominciato a generare e dando inizio a una competizione serrata. L’esito della battaglia è incerto, e forse non ha senso cercare di prevederlo. Ciò che conta è che grazie alle due app lo streaming in diretta è adesso alla portata di tutti in modo facile e immediato, semplicemente attraverso lo smartphone.

Le due app hanno qualche differenza: la principale, oltre al fatto che Meerkat è un piccolo Davide che si misura con Golia (Twitter), è che Meerkat cancella i video non appena si interrompe lo streaming (i video rimangono sullo smartphone di chi li ha registrati, ma non sulla app), mentre Periscope li salva permettendo ai follower dell’autore che ne hanno ricevuto il link di vederli per 24 ore.

Perché Meerkat e Periscope dovrebbero interessare a chi organizza eventi? Perché possono essere utilizzate per promuovere un evento e per ampliarne l’audience. Tutti hanno una storia da raccontare con un video, ha detto il CEO di Meerkat Ben Rubin. A maggior ragione quindi gli organizzatori di eventi, che possono utilizzare le due app per coinvolgere i futuri partecipanti prima dell'evento per stimolarne l'interesse. Per esempio, trasmettendo interviste agli speaker, i dietro le quinte dell’organizzazione, qualche preview sulla destinazione o sulla location. È facile e rapido, basta che i follower si colleghino subito.

In fase di evento, si possono utilizzare le app per trasmetterne parti o sessioni selezionate a un pubblico virtualmente illimitato, come già avviene per gli eventi ibridi che però necessitano di piattaforme e attrezzature per lo streaming meno immediate di quanto non lo sia uno smartphone. Espositori e sponsor possono utilizzarle per trasmettere le proprie presentazioni o le sessioni di approfondimento sui prodotti.

Meerkat e Periscope, e tutte le app social che svilupperanno in futuro funzionalità di live streaming, inducono però una possibile obiezione, suggerisce Bel Booker sul blog di EventBrite. Anzi, due. La prima è che se tutti possono trasmettere video live dell’evento (ed è impossibile impedire alle persone di farlo), il rischio è che l’affluenza reale cali, soprattutto se l’evento è a pagamento. La seconda è che le eventuali sessioni in streaming rese disponibili dall’organizzatore a pagamento (o a un pubblico selezionato, o a utenti registrati) non avrebbero più ragione d’essere, vista la facilità con cui chiunque può rendere disponibile lo streaming.

Le obiezioni sono sensate, ma già superate da esperienze precedenti. L’introduzione degli eventi ibridi non ha decimato le platee live. Chi vuole l’esperienza dell’evento parteciperà in ogni caso, e chi non partecipa contando sul live streaming di qualcuno dei presenti probabilmente non sarebbe venuto comunque. Inoltre, i video registrati da chi si trova sul posto non saranno perfetti e dipenderanno dalla connessione web disponibile: è prevedible una qualità non elevata, inquadrature tremolanti, audio non sempre comprensibile, riprese non sempre a fuoco. Chi cerca la qualità continuerà a rivolgersi ai canali ufficiali. Così come i film pirata sul web non hanno svuotato le sale cinematografiche, nemmeno Meerkat e Periscope svuoteranno i centri congressi.

Margherita Franchetti

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