L'Internet of Things in Italia vale 1,5 miliardi di euro: gli oggetti connessi faranno risparmiare alle smart city 4 miliardi l’anno
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L'Internet delle cose è un’evoluzione dell'uso della Rete. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le piante comunicano all'innaffiatoio quando è il momento di essere innaffiate, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall'altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.

Così Wikipedia descrive il fenomeno degli oggetti interconnessi, che avrà (e sta già avendo) effetti dirompenti su un’infinità di aspetti della vita quotidiana delle persone, delle città e delle aziende. In Italia ci sono già 8 milioni di oggetti interconnessi tramite SIM cellulare, e il mercato vale 1,5 miliardi di euro, cui bisogna aggiungere iil bacino delle applicazioni che si appoggiano a tecnologie di comunicazione diverse, come il w-fi, le reti mesh low power, il bluetooth low energy, che valgono altri 400 milioni di euro.

Il fenomeno, dice la ricerca dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano presentata ieri, è in piena ascesa: si sviluppano le divisioni aziendali dedicate, aumentano del 90% annuo i finanziamenti ricevuti dalle startup del settore, entrano in campo i grandi player globali. “Il 2014 è stato l’anno della svolta per l’Internet of Things, che ha subito una straordinaria accelerazione, assumendo un ruolo sempre più centrale nel business delle aziende, della pubblica amministrazione e nel quotidiano di tutti” dice Alessandro Perego, responsabile scientifico dell'Osservatorio Internet of Things. “Perché questo paradigma è un'innovazione che crea valore, incide sui fondamentali competitivi, rende possibili funzionalità e servizi prima quasi inimmaginabili”.

Secondo la ricerca, gli ambiti di maggiore sviluppo dell’Internet of Things sono legati alle città, alle case e alle auto, con una serie di soluzioni per il risparmio energetico, la sicurezza e la sostenibilità ambientale.

Internet of Things per la Smart City
L’Osservatorio indica che quasi il 50% dei comuni italiani con oltre 40mila abitanti ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto Smart City basato su tecnologie Internet of Things, anche se la maggior parte dei progetti sono rimasti in fase sperimentale. Al momento le città italiane puntano sulla gestione della mobilità, utilizzando l’internet delle cose per raccogliere e condividere informazioni relative al traffico, al trasporto pubblico e ai parcheggi disponibili migliorando la mobilità, e sull’illuminazione intelligente, con soluzioni per regolare la luminosità con lampade a tecnologia LED, riducendo i consumi energetici di oltre il 40% e i costi di manutenzione del 25%. Per il futuro, oltre a questi ambiti, si guarda anche a progetti di infotainment & servizi turistici. Nonostante questi primi tentativi, la ricerca evidenzia una scarsa consapevolezza da parte delle città sul potenziale economico delle applicazioni Internet of Things: la stima è infatti che l’adozione su larga scala delle applicazioni di illuminazione intelligente, gestione della mobilità e raccolta rifiuti consentirebbe a cittadini, pubblica amministrazione e aziende di risparmiare complessivamente 4,2 miliardi di euro l’anno, eviterebbe l'emissione di 7,2 milioni di tonnellate di CO2 e “regalerebbe” ai cittadini quasi 5 giorni l’anno oggi trascorsi in coda nel traffico oppure alla ricerca di un parcheggio libero.

Internet of Things per la Smart Home
Nell'ultimo triennio, rileva l’Osservatorio, sono cresciute del 40% le startup che offrono soluzioni per la Smart Home e l’interesse dei consumatori italiani verso soluzioni per la casa connessa comincia a essere diffuso. Il 25% dei proprietari di casa italiani dispone già di almeno un oggetto intelligente per la sua abitazione, e le applicazioni più desiderate sono quelle che portano benefici tangibili, come quelle per la sicurezza (sistemi di videosorveglianza) o per il risparmio energetico, con soluzioni per la gestione del riscaldamento, il monitoraggio consumi energetici e la gestione da remoto degli elettrodomestici. L’interfaccia preferita dagli utenti per gestire gli oggetti connessi è la app per smartphone o per tablet, ma si prevede un incremento della richiesta di interfacce anche tramite i dispositivi indossabili. Per trasformare l’interesse dei consumatori in opportunità di mercato è necessaria l’interoperabilità tra dispositivi di produttori diversi, sottolinea la ricerca. Il 65% degli utenti vorrebbe gestire in modo integrato gli oggetti intelligenti per la Smart Home rispetto a interagire singolarmente con ciascuno di essi, ma l’offerta disponibile non è ancora in grado di rispondere a questa esigenza. L’87% delle soluzioni censite infatti è verticale, non integrabile con altre soluzioni simili e tantomeno con prodotti di altri fornitori.

Internet of Things per la Smart Car
Fra le applicazioni Internet of Things che sfruttano la connettività cellulare, le più diffuse sono relative alla Smart Car, che rappresenta il 55% del totale degli oggetti connessi tramite SIM e il 38% del mercato, in crescita più del 50% sia per diffusione che per valore di mercato. L’Osservatorio indica che attualmente ci sono in Italia 4,5 milioni di auto connesse e che il numero è destinato a crescere ulteriormente in futuro: la connessione è data principalmente da box GPS/GPRS per la localizzazione del veicolo e la registrazione dei parametri di guida a scopo assicurativo, in attesa dell’arrivo di auto connesse in modo nativo dalla produzione.

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