Sine… che?

MICHELE MONDOLFO, titolare Incoming Partners
Perché i clienti delle agenzie di eventi devono prendere esempio dall’agricoltura
A
Sinergetica: disciplina riguardante lo studio delle mutue relazioni tra sistemi a molti componenti che permettono la realizzazione di comportamenti ordinari su scala macroscopica.

L’evento dell’anno è in pieno svolgimento e già prima del suo inizio, giustamente, si dibatteva sull’eredità che ci avrebbe lasciato. La legacy di Expo Milano 2015 è forse più importante del valore economico dell’evento stesso. In maniera strategica e innovativa, il comitato promotore a suo tempo decise che il lascito non sarebbe il solito monumento faraonico bensì qualcosa di immateriale. Una maggior consapevolezza e sensibilità sul tema della sostenibilità ambientale legata alla produzione alimentare è un valore intangibile ma al tempo stesso molto elevato.

Non sprechiamo quindi tempo a fare i conti in tasca a Expo né alle imprese coinvolte e non perdiamo l’orientamento facendoci distrarre dalla conta dei visitatori come se fosse un obiettivo così fondamentale. Teniamo dritta la barra verso un obiettivo di produzione, crescita e consumo sostenibile sotto il profilo ambientale, energetico, salutare.

I momenti F&B degli eventi stanno assorbendo alcuni di questi temi presentando cibi bio, filiera corta, materiali riciclabili o già riciclati con azioni a volte vere e profonde, altre solo cosmetiche.

Io credo che l’intera meeting industry e soprattutto i suoi consumer dovrebbero mutuare le best practice dall’agricoltura, sia da quella tradizionale che da quella moderna. Il proprietario terriero non chiederebbe al contadino, e quest’ultimo si rifiuterebbe di fare, movimenti e fatiche inutili per ritrovarsi sfiancati nel momento del bisogno. L’agricoltore di oggi non spreca acqua né energia. Se non lo fa per sensibilità perlomeno lo fa per convenienza economica.

Nel nostro mondo invece, poiché i lavoratori non si spaccano la schiena sui campi ma stanno comodamente seduti alla scrivania, lo spreco del tempo lavoro e dell’energia non è affatto percepito dal mercato. L’azienda che interroga 3 agenzie di comunicazione, ognuna delle quali coinvolge 3 incentive house, ognuna delle quali deve presentare 3 proposte diverse, ha generato come minimo 27 preventivi per un evento che forse non si svolge perché il responsabile marketing non era poi così convinto dell’idea di quella convention.

Sull’esempio della carbon footprint della produzione alimentare e industriale, potrebbe avere un valore una energy footprint degli eventi, in conclusione dei quali un’azienda potrebbe scrivere “per questo evento non abbiamo fatto sprecare il 70% delle ore lavoro inutilmente” oppure “per questo evento non abbiamo fatto consumare 43 ore di elettricità di PC, tablet, uffici accesi di notte, benzina per inspection e risme di carta per produrre documenti di preventivi non utilizzati”.

Ne beneficerebbe di gran lunga l’ambiente e anche la meeting industry.

Michele Mondolfo

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