Sine… che?

MICHELE MONDOLFO, titolare Incoming Partners
Sine...business: perché mai il turismo in Italia deve essere solo leisure e non anche business?
A
C’è una questione semantica, di apparente poco conto, che in realtà incide sul futuro della strategia sul turismo in Italia.

La parola turismo, nel pensiero comune, rimanda al concetto di vacanza. Su 365 giorni l'anno, a disposizione delle vacanze ne abbiamo 104 di weekend più una decina di festività varie e una ventina di ferie per un totale di 134 giorni, sapendo bene che nessuno ha modo di trascorrere tutto questo tempo in vacanze e vacanzette.

Restano comunque 231 giorni durante i quali in vacanza ci possono andare le scolaresche e i pensionati a cui il ministro Franceschini, una volta compreso il potenziale del segmento, ha pensato bene di togliere la gratuità di ingresso ai musei pensando solo alle casse di stato e non all'indotto turistico generato dall'agevolazione.

Che farsene dunque di quei 231 giorni? Non resta altro che lavorarli movimentando (sembra quasi per sbaglio) il giro d'affari del business travel, del Mice o meeting industry che dir si voglia. Fin qui, per i lettori del settore, si tratta di ovvietà e banalità. Non è così banale però che la materia turistica sia appannaggio del ministero di beni culturali e non di quello dello sviluppo economico per esempio.

Il ministro di turno e i suoi predecessori non hanno capito, non hanno voluto farlo o sono stati mal consigliati e hanno tutti lavorato quasi solo sul binomio cultura antica = turismo e viceversa. Senza cultura non c'è futuro, senza una generazione acculturata non ci sarà creatività e capacità di visione e direzione. La cultura è dunque un asse portante del paese, per tutti i suoi cittadini. Non è solamente una risorsa da vendere sul mercato turistico.

Per contro, il mercato turistico è composto in buona parte da segmenti di mercato che con la nostra cultura antica hanno molto poco a che fare. Tra questi, a titolo non esaustivo di esempio, troviamo il turismo balneare, quello sciistico e dello shopping selvaggio, anche quando avviene nelle città d'arte. Nella cultura antica, nelle arti e nelle tradizioni affondano le radici quei saperi moderni da cui nasce il Made in Italy produttivo.

Dopo questa lunga premessa, arriviamo al dunque e ai giorni nostri. Dopo mesi di scontro e dibattito in seno al Consiglio dei Ministri, solo a cose fatte comincia finalmente ad avere risalto sui media la diatriba Renzi-Franceschini sul futuro dell'Enit e sul suo probabile accorpamento con ITA (che nonostante il cambio nome di 4 anni fa, tutti si ostinano a chiamare ancora ICE). La questione non riguarda solamente la gestione (o rottamazione) di forza lavoro poco produttiva da smaltire. La strategia innovativa consiste nel considerare elementi di attrazione per il turismo tutte le forme di Made in Italy, quelle antiche e quelle moderne. Senza nulla togliere alla valenza dell'arte e della cultura, daremmo finalmente dignità al genio, all'estro e alle eccellenze produttive odierne. Daremmo il giusto risalto a un comparto non solo produttivo di per sé, ma generatore dell'indotto del business travel e della meeting industry.

Non è un caso che imprenditori e rappresentanti “old style” siano tutti schierati per il mantenimento dello status quo, mentre sugli articoli di economia si intravede e interpreta la visione strategica. Non è un caso che il sistema, quando messo a sistema, è composto anche da investitori stranieri il cui shopping non si limita ai souvenir. Nel nuovo piano di promozione per il Made in Italy è il nostro ministro di riferimento che si è chiamato fuori pensando che la promozione turistica sia solo appannaggio dell'Enit. Vi invito a guardare questo video, presentato (non a caso) in anteprima al forum dell'economia di Davos. Chi non lo ritiene un video promozionale della meeting industry è fuori strada.

Pur non essendo un suo fedele seguace, appoggio in pieno la strategia del premier e altrettanto dovrebbe fare a gran voce il nostro comparto. Gli altri possono continuare a promuovere Italia-pizza-mandolino.

Michele Mondolfo

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