Italian Politicians Forum: a BTC la prima edizione del programma di advocacy per il settore degli eventi
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Prima assoluta per l’Italian Politicians Forum, che ha debuttato sulla scena di BTC 2013, ieri, alla Fortezza da Basso di Firenze, nell’ambito del programma convegnistico della fiera. Il format inventato da IMEX dieci anni fa è stato importato in Italia da BTC con gli stessi obiettivi: raccontare alla politica il settore congressuale per farne comprendere il valore, economico ma non solo, che genera per le singole destinazioni e per l’intero paese. Il congressuale suona la sveglia alle istituzioni, nella convinzione che soltanto un’azione di advocacy possa portare alla consapevolezza, da parte dei rappresentanti politici, dell’importanza dell’industria degli eventi quale comparto che porta indotto, posti di lavoro e sviluppo del tessuto produttivo.

“Abbiamo portato in Italia questa iniziativa che riteniamo molto importante” ha affermato Paolo Audino, amministratore delegato di BTC “e stiamo già lavorando perché la prossima edizione abbia una maggiore partecipazione di politici”.

Il Forum, moderato da Margherita Franchetti, direttore di Event Report e responsabile dei contenuti di BTC, è stato aperto dall’assessore alla Cultura, al Turismo e al Commercio della Regione Toscana, Cristina Scaletti che, convinta del ruolo che la politica può e deve avere nel rilancio della meeting industry, ha sottolineato l’importanza di intavolare una discussione produttiva e di “lavorare con scrupolo affinché tutti i soggetti possano operare al meglio per presentare un’offerta credibile e interessante”. Non da ultima, la necessità di azioni concrete anche sul piano fiscale “per consentire alle imprese di poter ripartire davvero”, ha aggiunto Scaletti.  

Gli eventi come motori di sviluppo non soltanto per le grandi città a vocazione congressuale, ma anche per le città minori che nel congressuale possono trovare nuova linfa. È il caso di Bolzano, raccontato da Pier Paolo Mariotti, meeting manager del centro congressi Eurac, che ha introdotto alcuni dei temi principali che caratterizzano il settore. “Ogni branca della conoscenza ha un congresso di riferimento”, ha evidenziato, “e l’industria dei congressi permette la disseminazione di nuova conoscenza”. Mariotti ha portato a esempio il Congresso internazionale di germanistica svoltosi a Bolzano la scorsa estate, che ha avuto 2.700 partecipanti da 109 paesi e 1.100 realtori: “A fronte di 782mila euro di spese sostenute per l’organizzazione, il congresso ha portato al territorio un risultato economico di 2,5 milioni di euro".

Quantificare il valore economico generato dal comparto è essenziale per dare alla politica un biglietto da visita sulla base del quale si possano indirizzare investimenti e strategie di sviluppo: “Il modello di calcolo dell’impatto economico del congressuale è stato elaborato dall'Organizzazione Mondiale del Turismo, in collaborazione con ICCA, MPI e Reed Travel Exhibitions nel 2006 ed è stato adottato già da diversi paesi a livello nazionale” ha detto Mariotti. “L’Italia invece non misura l’impatto economico degli eventi”.

“L’Enit ha già approvato una nostra proposta" dice Mario Buscema, presidente di Federcongressi&eventi, "per la creazione di un Osservatorio nazionale in grado di monitorare il comparto e misurare l’impatto economico per il nostro paese.” “Certamente possiamo creare un centro di raccolta ed elaborazione a livello nazionale" conferma il direttore denerale dell'Enit, Andrea Babbi. "È emerso da più parti che uno dei passi che l’Italia deve fare per recuperare terreno e competitività è la creazione di una regia di coordinamento nazionale". In quest’ottica è stato presentato a BTC il Tavolo di Coordinamento di Regioni e Province Autonome, Federcongressi&eventi, Confturismo-Confcommercio, Federturismo-Confindustria, Confesercenti-Assoturismo, coordinati da Enit, per lo sviluppo del congressuale italiano: un gruppo di lavoro che si è già messo al lavoro su proposte concrete. “Questo progetto è stato realizzato con grande entusiasmo" dice Babbi, "poiché siamo convinti che il settore degli eventi presenti ampi margini di sviluppo e di crescita e sentiamo come dovere istituzionale fare tutto il possibile per un reale rilancio dell'Italia, sia nel campo del congressuale che degli altri prodotti dell'offerta turistica italiana”.

E se il tema caldo per l’Italia è quello di incrementare le acquisizioni di congressi internazionali da portare sul territorio nazionale, alcuni dati in anteprima su come le associazioni scelgono la destinazione per i propri congressi internazionali sono forniti da Meeting Consultants, che sta conducendo un’indagine per approfondire i fattori che influenzano maggiormente un comitato organizzativo: il primo criterio di scelta è l’accessibilità della destinazione in termini di trasporti e collegamenti, poi che abbia un centro congressi di qualità, adeguato per dimensioni e attrezzature, e, che ci sia un convention bureau efficiente. I prezzi sono solo al 4° posto, e l’attrattiva turistica della destinazione addirittura al 6° posto.

Proprio in tema di candidature, Sergio Chimenti, presidente del bid per il World Congress of Dermatology 2019, ha spiegato il percorso per candidare Milano all’appuntamento mondiale previsto tra 6 anni, che potrebbe portare in città circa 12mila delegati da tutto il mondo con una ricaduta di 200 milioni di dollari. L’Italia (con Roma) si è già candidata due volte a ospitare il congresso, ma ha perso a favore di Seoul e Vancouver a causa, anche, del centro congressi mal collegato e scarsamente efficiente e dello scarso supporto da parte delle istituzioni. Chimenti ha quindi indicato chiaramente che cosa possono fare le istituzioni per aiutare il comitato organizzativo italiano ad aggiudicarsi il congresso: attuare politiche sociali che supportino la dermatologia, per esempio, ma anche migliorare le infrastrutture e i trasporti, supportare le spese della candidatura, favorire l’organizzazione di eventi collaterali al congresso nella destinazione, promuovere l’iscrizione al congresso dei giovani professionisti con facilitazioni economiche.

Scendere in campo e metterci la faccia in prima persona. È quanto ha scelto di fare il sindaco di Torino, esempio di una amministrazione che sa dare peso al comparto. Come Piero Fassino promuove la propria città come destinazione per eventi è stato raccontato da Marcella Gaspardone, manager del Convention Bureau di Turismo Torino e Provincia, che ha presentato 3 casi in cui l’azione politica del sindaco è risultata determinante per l’acquisizione del Congresso mondiale delle Camere di commercio, di quello degli architetti paesaggisti e di quello degli editori: una ricetta, quella di Fassino, a basso costo ma ad alto impegno personale.

Da qui si è passati all’esempio della Germania, locomotiva anche nel congressuale. Da come funziona il German Convention Bureau, macchina da congressi, e su come Amburgo stia progettando un futuro di meeting ancora più numerosi, sul palco dell’Italian Politicians Forum sono saliti Matthias Schultze e Rolf-Barnim Foth per spiegarlo. Schultze, managing director del German Convention Bureau, ha illustrato come è strutturato il bureau nazionale tedesco e come si rapporta ai convention bureau territoriali, un esempio di best practice che funziona e da cui l’Italia potrebbe mutuare qualche suggerimento.

Esempio eclatante di quanto una municipalità possa credere e investire nel congressuale è invece quello di Amburgo, dove il centro congressi, il secondo per dimensioni in Germania, è di proprietà dello Stato al 100%. È sul suo rinnovamento e ampliamento che la città anseatica punta le carte. “Dobbiamo investire 200 milioni di euro” ha informato Foth, assessore Marketing e Turismo della regione metropolitana di Amburgo “per rivitalizzare e rinnovare questo centro congressi così importante. La sua chiusura avrebbe un riflesso negativo sulla ricettività, su tutte le attività e sull’industria della città”. E per ribadire che l’interesse delle amministrazioni verso il comparto congressuale è un dato di fatto, Foth ha aggiunto che “il Parlamento deciderà se sia possibile ottenere la partecipazione di partner privati nell’investimento da 200 milioni di euro”.

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