Comunicare con le immagini: nasce Samsung Wemogee, la chat che traduce i testi in emoji per chi non può più parlare
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Una chat per chi non è più in grado di comprendere il linguaggio: si chiama Wemogee, ed è la prima app di instant messaging progettata per permettere alle persone affette da afasia, e in generale a chi ha disturbi legati alla comunicazione verbale, di tornare a “parlare” con amici e familiari.

Sviluppata da Samsung Electronics Italia e Leo Burnett Italia con la collaborazione di Elio Clemente Agostoni, direttore del dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Niguarda di Milano, la app va a colmare un gap espressivo che affligge oltre 3 milioni di persone nel mondo (200mila solo in Italia) che soffrono di afasia, patologia che comporta la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio.

Wemogee funziona quindi come una sorta di traduttore testo-emoji e viceversa: la app è infatti dotata di un “vocabolario” di 140 frasi, suddivise in 6 categorie e relative ai bisogni primari e alla sfera affettiva, che sono state tradotte in sequenze logiche di emoji. Le persone afasiche scelgono ciò che vogliono comunicare tra un panel di opzioni visive e inviano la sequenza di emoji selezionata al destinatario non afasico. La persona non afasica riceve il messaggio in forma testuale e può rispondere utilizzando parole scritte, che il paziente afasico riceverà in forma di emoji.

I pazienti afasici comprendono gli emoji perché rappresentano tutti gli aspetti delle emozioni” spiega Francesca Polini, logopedista e docente all’Università degli Studi di Milano che ha collaborato al progetto. “Il gesto, il disegno e tutta la mimica sono perfettamente conservati in comprensione e spesso anche nella produzione. L’elenco definito di frasi, riferite ai bisogni più immediati, facilita il paziente e lo aiuta nella comunicazione, limitando le sue possibilità di scelta e di conseguenza le possibilità di errore”.

L’idea della app è partita da Leo Burnett, che l’ha poi presentata a Samsung: "Wemogee è un progetto che segna uno spartiacque nella relazione tra agenzia di pubblicità e cliente e che ci ha coinvolto sia professionalmente che emotivamente. Abbiamo la sensazione di aver contribuito a fare qualcosa di davvero grande” afferma Francesco Bozza, direttore creativo dell’agenzia. E, dal canto suo, Samsung conferma il suo impegno in tema di responsabilità sociale: “Abbiamo creduto nel progetto fin dalle prime fasi di sviluppo”, dice l’head of marketing Mario Levratto, “mettendo a disposizione della società tutto il nostro know-how tecnologico, coscienti di quanto la tecnologia possa essere un potente strumento di emancipazione e inclusione sociale”.

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