In Italia le aziende fanno poca formazione: ecco le competenze professionali che puntano a siviluppare di più
A
La crisi ha due facce: una spinge le imprese a cercare figure professionali altamente qualificate, capaci di apportare valore aggiunto e un concreto contributo al miglioramento delle performance aziendali. L’altra invece le disincentiva a compiere investimenti sul fronte della formazione e dell’aggiornamento del personale.

Lo scorso anno, infatti, solo il 18% delle piccole e medie imprese italiane ha attivato corsi di formazione. Nel dettaglio, il 10% delle imprese fino a 100 assunti e il 25% di quelle che ne hanno fino a 300 hanno investito nello sviluppo delle competenze dei propri dipendenti.

Lo scenario, ricavato dall’indagine svolta dalla fiera dedicata alla formazione aziendale Expo Training su 1.000 imprese italiane, evidenzia anche che la maggior parte dei corsi di formazione si tiene nel Nord Italia (60%), mentre Centro e Sud sono fermi entrambi al 20%.

La formazione è essenziale sia per sviluppare il talento della forza lavoro esistente sia per preparare le figure professionali che entrano in azienda: secondo Expo Training, quelle attualmente più richieste sono innanzi tutto quelle che operano nei campi della gestione d’impresa e del marketing, seguite da esperti di informatica, scienze matematiche, green economy, servizi alla persona e da ingegneri, architetti e dirigenti.

I temi di formazione prediletti dalle aziende italiane, cioè quelli più presidiati con iniziative specifiche rivolte ai dipendenti, sono invece in parte legati a competenze di base che paiono quindi non essere patrimonio comune fra la popolazione attiva sul mercato del lavoro: se ai primi posti si trovano marketing e vendite, management e sicurezza, temi in effetti ad alta specializzazione, la ricerca evidenzia che le aziende dedicano tanta parte della formazione a materie quali le lingue, l’informatica, le competenze interpersonali.

Sebbene la formazione serva ad aumentare la competitività produttiva e a creare nuova occupazione, la crisi economica ha ridimensionato i programmi formativi sostenuti dal finanziamento pubblico (in particolare quello delle Regioni) e la percentuale di aziende private che hanno fatto formazione nel 2013 ristagna: “Servirebbero agevolazioni fiscali per le aziende private che attivano piani di formazione”, osserva Carlo Barberis, amministratore delegato di Expo Training, “e un meccanismo che consenta alle imprese che fanno formazione di sommare i propri fondi con quelli del finanziamento pubblico. Ma per farlo è necessario sviluppare la cultura della formazione nelle aziende”.

Commenta su Facebook