I 10 fattori che riducono la produttività sul posto di lavoro e cosa fanno le aziende per neutralizzarli
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Negli ultimi anni fioccano studi e ricerche che dimostrano quanto il web, i social media, i dispositivi mobili e le app supportino la produttività sul lavoro migliorando processi, rendendo disponibili dati e informazioni da remoto, consentendo ai dipendenti di lavorare anche da casa e perfino dalla spiaggia delle vacanze. È dunque in controtendenza lo studio della società di recruiting Career Builder che, intervistando oltre 5mila fra responsabili delle risorse umane e dipendenti di aziende private, ha rilevato che proprio la tecnologia, o perlomeno il suo uso personale, è al primo posto tra i fattori riducono la produttività sul posto di lavoro.

Secondo l’indagine, il 24% dei dipendenti (americani) intervistati ha ammesso che nel corso di una normale giornata lavorativa trascorre almeno un’ora fra telefonate, email e SMS personali. Il 21% ha dichiarato inoltre di trascorrere un’ora e mezzo o più navigando su internet per consultare siti, cercare informazioni o guardare foto che niente hanno a che vedere con il lavoro.

Le aziende però non puntano il dito solo contro la tecnologia, rilevando che ci sono altre cause, molto più tradizionali, che distraggono le persone dai propri compiti e ne abbassano il livello di produttività. Secondo le aziende, la prima sono le telefonate e i messaggi personali, seguite dalla classica chiacchiera/pettegolezzo con i colleghi. Al terzo posto c’è internet, e subito dopo i social media, cui nessuno rinuncia a dare un’occhiata anche l’orario di lavoro. Seguono le pause spuntino e sigaretta, ma anche colleghi rumorosi, riunioni e email risultano rallentare il flusso operativo delle persone, così come il via vai di colleghi che chiedono qualcosa o il vicino di scrivania che mette il telefono in viva voce.

Manager e datori di lavoro corrono quindi ai ripari, spesso in modo drastico: Career Builder evidenzia che il 36% delle aziende blocca siti internet specifici, in particolare quelli social, mentre il 25% proibisce ai dipendenti di fare chiamate personali durante l’orario di lavoro. Altre (il 22%) monitorano email e uso di internet invece di proibirli tout court, e il 19% ricorre alla stretta regolamentazione degli orari delle pause. Una minoranza (il 14%) consente ai dipendenti di lavorare a distanza, in modo che a contare sia il lavoro svolto, e non il tempo impiegato a svolgerlo, mentre il 13% adotta soluzioni di ufficio open space per attivare una qualche forma di “controllo” fra colleghi. Alcune aziende limitano addirittura il ricorso alle riunioni, mentre pochi vietano l’utilizzo del viva voce se non in uffici separati.

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