Cosa motiva (e demotiva) i dipendenti: 3 spunti di riflessione per le aziende
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La soddisfazione dei dipendenti per la qualità della vita sul posto di lavoro sembra essere legata a doppio filo alla situazione economica in cui si muove l’azienda: nei paesi europei dove i segnali di fine crisi sono più percepibili (Regno Unito, Germania, Belgio e Svezia) morale e motivazione sono più alti, mentre nei paesi dell’Europa meridionale, e in particolare in Italia, Francia e Portogallo la motivazione è a livelli più bassi e tende a diminuire con il persistere della crisi.

Secondo il Barometro Edenred-Ipsos 2014, che misura il benessere e la motivazione dei lavoratori dipendenti in Europa e che quest’anno è stato condotto su 8.800 persone (tedeschi, belgi, britannici, spagnoli, francesi, italiani, portoghesi e svedesi), la diversità di contesto determina anche una diversa percezione, da parte dei lavoratori, di ciò che è motivante. Per esempio, nell’Europa meridionale, dove il mantenimento del posto di lavoro e il potere d'acquisto sono ancora le priorità principali, i dipendenti sono motivati laddove l’azienda offre loro la possibilità di accrescere e sviluppare le proprie competenze, mentre nei paesi economicamente più stabili benessere e motivazione derivano dal giusto equilibrio fra lavoro e vita privata e da una migliore organizzazione del lavoro.

1. Retribuzione e mantenimento del posto di lavoro
In generale, dice lo studio Edenred-Ipsos, in un'Europa dove gli indicatori di crescita economica registrano i primi segnali di ripresa, c’è un ritorno di fiducia, da parte dei dipendenti, per il futuro della propria azienda: tuttavia, questo ottimismo è controbilanciato da preoccupazioni reali riguardo la retribuzione e il potere d'acquisto. Per il 40% dei lavoratori europei la retribuzione è una priorità e un fattore motivazionale importante, così come il mantenimento del proprio posto di lavoro, di cui si preoccupa il 48% degli intervistati, con percentuali elevate soprattutto in Italia (45%), Spagna (54%) e Portogallo (62%).

2. Crescita professionale e sviluppo delle competenze
Prevedibilmente, il timore di non trovare un altro posto di lavoro genera l'intenzione di continuare a lavorare nella stessa azienda, ma il limitato turnover del personale porta a un secondo fattore motivazionale: la crescita professionale e la gestione delle competenze individuali. Il 43% dei lavoratori dipendenti europei ritiene che le aziende gesticano in modo non soddisfacente questi temi, penalizzando il talent management, la cerscita interna e l’acquisizione di nuovi skill.

3. Blurring e organizzazione del lavoro
Il terzo fattore di benessere, che genera motivazione o demotivazione in base a come è affrontato dalle aziende, è il tema della gestione del tempo trascorso sul lavoro. Particolarmente sentito in Svezia (43%), in Germania (30%) e nel Regno Unito (28%) – in Italia solo dal 15% degli intervistati – è strettamente legato al fenomeno del "blurring", cioè il progressivo annullamento del confine fra lavoro e vita privata. L'uso dei nuovi mezzi di comunicazione (computer portatili, smartphone, tablet) ha cambiato il modo di lavorare, e oggi il 67% dei dipendenti europei dichiara di lavorare oltre il normale orario d’ufficio.

Dispositivi mobili e tecnologie di comunicazione sono sì percepiti come innovativi e di impatto positivo sulla qualità della vita sul posto di lavoro (68%), ma ancora una volta i dipendenti ritengono insufficienti le azioni intraprese dalle aziende: il 39% degli intervistati ritiene che i tentativi delle imprese per introdurre nuovi modi di organizzazione del lavoro siano insufficienti, e il 28% è insoddisfatto della flessibilità nell'organizzazione dell'orario di lavoro, fattore determinante per generare consenso e motivare.

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