Mercato congressuale, come è cambiata la domanda delle associazioni: le richieste cui destinazioni e operatori devono rispondere
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Rispetto agli eventi promossi dalle aziende, i congressi associativi si caratterizzano, in genere, per le maggiori dimensioni e la durata superiore, per la spesa pro capite più elevata e la programmazione a più lungo termine, per la maggiore ampiezza del bacino d’utenza e per il più rilevante impatto economico sulla destinazione ospitante; inoltre, esprimono un trend in costante crescita, senza alcun segnale di inversione della tendenza nel breve termine: dagli anni ’60 a oggi, infatti, il numero dei congressi associativi è raddoppiato ogni 10 anni, fino a toccare l’attuale quota di 23.000 eventi organizzati nel mondo su base regolare, con 22 milioni di partecipanti solo nel quinquennio 2008-2012.

Ad analizzare il segmento del mercato congressuale a più alto valore aggiunto e con le più ampie prospettive di sviluppo è il report Domanda associativa: caratteristiche e tendenze oggi condotto da Meeting Consultants su incarico del Convention Bureau della Riviera di Rimini, che lo ha commissionato con l’obiettivo di aumentare la capacità attrattiva nazionale e internazionale della destinazione Rimini e del Palacongressi indagandone la percezione e soddisfazione da parte di associazioni e organizzatori.

Il report, realizzato da Gabriella Ghigi e Maria Gabriella Gentile, si basa su interviste a rappresentanti di associazioni nazionali e internazionali e organizzatori congressuali italiani, e utilizza i dati delle più recenti indagini di settore condotte da ICCA e UIA; per il l’analisi su Rimini sono state invece intervistate 50 associazioni, di cui 18 già clienti del Convention Bureau e 32 che non ne hanno mai utilizzato i servizi né il Palacongressi.

I dati di ICCA e UIA evidenziano, dice il report, che l’Europa è il continente dove si svolge il maggior numero di congressi associativi internazionali (il 54% nel quinquennio 2008-2012), e l’Italia è sempre stata fra i primi 10 paesi a ospitarne: nel 2012 il Belpaese era al 6° posto della classifica, ma l’assenza di una strategia di promozione nazionale non gli ha consentito di agganciare la ripresa e aumentare le quote di mercato.

A livello internazionale, i principali ambiti tematici dei congressi associativi riguardano le scienze mediche (17,2%) e il segmento scientifico (13,0%), mentre il settore tecnologico è quello che ha registrato la massima crescita e si posiziona oggi al secondo posto con il 14,5%. Il fatturato del congressuale associativo è in crescita da 25 anni: nonostante i più recenti trend di contenimento della spesa, ha raggiunto nel periodo 2008-2012 il tetto dei 56,4 miliardi di dollari, confermandosi il comparto di maggiore interesse commerciale e a più alta marginalità anche per la meeting industry italiana.

In calo, invece, le dimensioni medie dei congressi: dai 1.253 partecipanti all’inizio degli anni ‘60 si è passati ai 424 partecipanti nel periodo 2008-2012. Conseguentemente, è aumentato il numero degli eventi di piccola dimensione nella fascia sotto i 250 partecipanti, a scapito degli eventi sopra le 500 persone. Trend confermato anche dalla tendenza alla riduzione nella durata: da 6,3 giorni all’inizio degli anni ‘60 a 3,8 giorni nel periodo 2008-2012. In termini di sedi per eventi, i più forti competitor dei centri congressi, che nell’ultimo decennio hanno visto calare la propria quota di mercato, sono gli spazi alberghieri: in Italia, i centri congressi coprono il 20% del mercato nazionale e hanno il posizionamento più forte nell’ambito degli eventi associativi, forse anche a fronte delle politiche di riduzione dei prezzi (-7,09%) per far fronte al bisogno di contenimento dei costi da parte della clientela.

Secondo il report, per affrontare le richieste che emergono dalla nuova domanda associativa, destinazioni e operatori devono rivedere i propri modelli tradizionali di marketing e di offerta di servizi: le associazioni, infatti, non sono più entità “chiuse” ma sempre più comunità professionali aperte; cambiano quindi le tipologie di eventi da loro organizzati, dove oggi prevale la componente informativa e la funzione di certificazione professionale (crediti formativi). Programmi sociali e turistici sono sempre più in secondo piano e pianificati solo se allineati con gli obiettivi del congresso.

Una recente ricerca del German Convention Bureau ha evidenziato che i principali trend a influenzare il settore nei prossimi 15 anni saranno tecnologia, globalizzazione, mobilità e sostenibilità; i soggetti intervistati da Meeting Consultants (PCO italiani e associazioni internazionali) hanno confermato come risultino più apprezzati i centri congressi e le destinazioni che assicurano competitività e valore rispetto a prezzi, qualità dei servizi essenziali, offerta di servizi diversificati e tecnologicamente all’avanguardia, attenzione al congresso da parte delle istituzioni locali (incontro con le autorità in fase di candidatura, disponibilità gratuita di sedi pubbliche per il programma sociale, per esempio). Apprezzati dalle associazioni clienti anche il supporto della destinazione in termini di gratuità o sconti per trasporto pubblico, negozi, musei, ristoranti e attrazioni in genere, così come contributi economici che riducano i costi a carico dell’organizzazione del congresso.

Infine, per quanto riguarda Rimini e il suo Palacongressi, le valutazioni positive sulla destinazione e sulla struttura – sia da parte di clienti sia da parte di chi non vi ha ancora organizzato eventi – evidenziano una buona reputazione della destinazione. Il 39% dei clienti ha dato complessivamente un giudizio ottimo della propria esperienza. Il Palacongressi è apprezzato soprattutto per le sue dotazioni tecnologiche, per la qualità degli spazi e per la professionalità dello staff; buono anche il giudizio anche sull’offerta qualitativa e quantitativa degli alberghi e sulla competitività dei prezzi.

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