Osservatorio Assorel: cambiano i modelli di business delle agenzie di relazioni pubbliche, il mercato si è polarizzato
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I fatturati tengono, così come il numero degli occupati, pur se in leggera flessione: le agenzie italiane di relazioni pubbliche hanno risposto relativamente bene alla crisi, con performance che evidenziano come il settore delle RP si caratterizzi per un andamento anticiclico rispetto a quello contiguo della comunicazione. Merito soprattutto di un orientamento strategico focalizzato sul lungo periodo e di un approccio teso alla diversificazione delle attività.

A dirlo è l’Osservatorio sul mercato delle pubbliche relazioni, una prima edizione del progetto di ricerca promosso da Assorel, l’associazione di riferimento, e realizzato da SDA Bocconi con il finanziamento delle agenzie eprcomunicazione, Ketchum e MY PR per indagare i modelli di business prevalenti nel settore e i risultati finanziari delle agenzie.

La parte di indagine relativa ai modelli di business, condotta su un campione di 105 agenzie, ha evidenziato che ci sono oggi due modelli speculari verso cui il mercato delle relazioni pubbliche si sta polarizzando: il primo è quello delle agenzie che continuano a focalizzarsi su poche attività e a mantenere un alto livello di specializzazione; il secondo è invece quello delle agenzie che hanno scelto la diversificazione, rompendo con la tradizione specialistica e puntando sull’offerta di un servizio completo.

Il modello di business de-specializzato si dimostra più flessibile e ricettivo alle esigenze del mercato, anche se per soddisfarle le agenzie a servizio completo devono fare crescente ricorso a competenze esterne soprattutto negli ambiti in più rapido sviluppo come social e digital e in quelli così specifici (per esempio la gestione della crisi) da richiedere il presidio di soggetti specializzati.

Attraverso l’analisi dei bilanci degli ultimi 7 anni (2005-2012) di 305 agenzie, la seconda parte dello studio ha rilevato due tipologie di imprese, con modelli egualmente profittevoli: quello delle società con maggiore “anzianità” sul mercato, e in genere più grandi, il cui successo fa leva su maggiore efficienza ed efficacia operativa e finanziaria, nonché su rapporti consolidati con clienti, fornitori, e istituti finanziari, e quello delle agenzie più giovani, e tendenzialmente piccole, che si dimostrano più flessibili e più snelle. Fra i due poli c’è la categoria delle medie imprese e di quelle “di età intermedia”, le cui performance di business sono generalmente mediocri ed evidenziano criticità sul fronte dei processi di sviluppo aziendale, spesso gestiti in maniera inefficace rispetto ai benchmark di settore e alle attese di risultato.

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