Il rapporto fra vita e lavoro è sempre più sbilanciato, l’83% degli italiani si sente deprivato delle vacanze
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Le vacanze sembrano essere diventate un lusso, più che un diritto, tanto da indurre la maggioranza dei lavoratori mondiali a provare un sentimento di privazione per il tempo libero loro sottratto, in un rapporto vita-lavoro sempre più sbilanciato a favore dell'attività lavorativa, con ripercussioni negative anche sull'efficienza e la produttività degli individui.

In Italia la sensazione di privazione pervade l'83% della forza lavoro, una percentuale superata solo da quella dei francesi (90%) che, pur godendo di tutti e 30 i giorni di ferie che spettano loro in un anno (gli italiani ne prendono in media 20 sui 28 loro concessi), sostengono di sentirsi privati delle vacanze. Sono questi i dati che emergono dallo studio Vacation Deprivation di Expedia.com, l'analisi annuale sulle abitudini di vacanze condotta su un campione di 8.535 impiegati adulti in 24 paesi, con l'obiettivo di indagare quanto differisca l'equilibrio fra vita e lavoro nelle diverse aree del mondo.

Nel panorama mondiale gli europei sono lavoratori privilegiati, perché hanno il numero maggiore di giorni di vacanza del pianeta. Tuttavia sono anche quelli più amareggiati per non riuscire a goderne: oltre al 90% dei francesi e all'83% degli italiani, la pensa così anche il 78% degli spagnoli e il 74% dei tedeschi. La media mondiale è del 62%. Tra le poche eccezioni ci sono i norvegesi: solo il 17% di loro ritiene di essere privato delle pause dal lavoro. Il livello di stress lavorativo è, quindi, talmente alto da non consentire di staccare completamente dal lavoro nemmeno quando non sono fisicamente presenti in ufficio. Il 93% dei francesi, per esempio, dichiara di controllare con regolarità, anche in vacanza, email di lavoro e messaggi telefonici. Un atteggiamento più rilassato è, invece, quello di tedeschi e inglesi: in ferie restano connessi all'ambiente lavorativo solo il 43% dei primi e il 46% dei secondi.

Molto diversa è la situazione in Asia e Negli Stati Uniti, dove i lavoratori, nonostante abbiano diritto a un numero significativamente inferiore di giorni di vacanza, spesso rinunciano a goderne: è il caso dei giapponesi, che su una media di 18 giorni assegnati ne prendono solo 7, seguiti dai tailandesi che ne prendono 8 sugli 11 che spettano loro di diritto. I coreani sono quelli con meno vacanze, 10 giorni l’anno, e tuttavia si assentano dal lavoro solo per 7. Anche gli americani rinunciano a parte delle loro vacanze, fruendo solo di 10 giorni sui 14 cui hanno diritto.

Le motivazioni che inducono i dipendenti a rinunciare al riposo sono varie: a livello globale quella più citata (con una percentuale del 25%) è la volontà di accumulare giorni di vacanza per poterli prendere poi tutti insieme, in un'unica soluzione. Il 22% dice, poi, che si lascia scoraggiare dalla difficoltà di programmare la vacanza, soprattutto nel far coincidere le proprie pause con quelle dei famigliari. L'opportunismo finanziario spinge il 18% degli intervistati a non fare ferie perché l'azienda è disposta a risarcire in denaro le vacanze non sfruttate. Altra motivazione, facilmente intuibile in questo periodo di crisi, è la preoccupazione finanziaria, che spinge il 16% delle persone a rinunciare a un viaggio semplicemente perché non possono permetterselo. In alcuni casi prevale la paura di essere estromessi da importanti decisioni aziendali durante l'assenza dal lavoro, mentre per altri è difficile staccarsi dal lavoro perché lo considerano parte integrante della propria vita. Infine, l’8%, dichiara di rinunciare a parte delle proprie vacanze per timore di venire giudicato negativamente dal proprio superiore.

E a proposito dei superiori, solo il 44% degli italiani sostiene di avere capi propensi a mandarli in ferie, mentre la media mondiale si alza al 65%. “Nessuno va in pensione rimpiangendo di non avere trascorso più tempo in ufficio” dice il vice president e general manager di Expedia.com, John Morrey “ ed è indiscutibile che dipendenti più riposati siano anche più produttivi: le vacanze che i lavoratori sfruttano giovano all'azienda più di quelle che non sfruttano".

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