Nelle aziende europee aumentano gli iWorkers, l'informazione in tempo reale decisiva per la competitività
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Hanno un alto livello di esperienza e lo scopo primario della loro attività riguarda la creazione, la distribuzione o l'applicazione delle informazioni. Sono i cosiddetti iWorkers, gli "intelligent workers" che, in azienda, operano perlopiù su processi immateriali per i quali l'alto grado di conoscenza è fondamentale. Si tratta, in sostanza, di dipendenti, detti anche knowledge worker, che hanno accesso in ogni momento del giorno a informazioni utili a soddisfare le necessità dell'azienda e dei suoi clienti.

Ma quanti sono gli iWorkers nelle aziende europee e, soprattutto, quanti saranno nel prossimo futuro? A queste domande ha cercato di dare una risposta la nuova ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research. Ebbene, se oggi solo il 4% dei business leader europei definisce con il termine iWorker la maggior parte dei dipendenti della propria azienda, questo tasso è destinato ad aumentare progressivamente nei prossimi cinque anni. Basti pensare che il 37% degli intervistati ritiene che, entro il 2018, la maggior parte degli addetti sarà costituita proprio da knowledge worker.

Più che di una certezza si tratta, però, di un auspicio: per poter aumentare la quota di iWorkers, infatti, è indispensabile dare modo ai propri dipendenti di accedere in modo semplificato alle informazioni. Una necessità primaria per i business leader europei che, a questo proposito, non hanno dubbi: la mancanza di condivisione delle informazioni porta innanzitutto a una perdita dei ricavi per il 49% delle risposte, seguita da una calo dei clienti dovuto anche a una conoscenza superficiale delle loro necessità. All'opposto, secondo una ricerca condotta da McKinsey, le aziende che contano oltre il 35% di knowledge worker sono quelle che creano, in media, ritorni per dipendente 3 volte maggiori rispetto a quelle in cui il tasso si abbassa al 20% o meno.

Tutti, comunque, concordano sulle priorità operative per incentivare  l'iWork: il primo passo da compiere è la revisione dei processi che consentano ai dipendenti di accedere con più facilità e rapidità alle informazioni. Un'operazione necessaria e da fare in tempi rapidi, dal momento che il 70% dei business leader ritiene che sia un grosso limite, per la propria azienda, non dar modo ai dipendenti di accedere a documenti e informazioni tramite i loro dispositivi mobile. A volte, poi, i processi di ricerca delle informazioni esistono ma sono inadatti, o non aggiornati: la pensano così i due terzi degli intervistati, che reputano un limite alla crescita aziendale il fatto che i propri dipendenti, proprio a causa di funzioni di ricerca poco efficaci, non riescano a trovare le informazioni di cui hanno bisogno in tempo reale.  

I manager si mostrano, dunque, consapevoli della necessità di aggiornare i sistemi operativi aziendali. Nella loro lista delle operazioni da compiere per aumentare il tasso di iWorkers c'è infatti, al primo posto, l'ideazione di nuovi strumenti che favoriscano la condivisione delle conoscenze e l'interscambio di informazioni. Al secondo posto i manager pongono l'ottimizzazione dei processi aziendali anche grazie all'uso delle nuove tecnologie, e il passaggio al cloud. Per loro è infine importante anche digitalizzare i documenti cartacei, in modo da migliorare l'accesso anche alle informazioni storiche.

I passi da compiere sono chiari, ma la domanda da porsi è un'altra: le aziende sono pronte a mettersi al passo con i cambiamenti tecnologici continuamente in atto? "Gli iWorkers sono fondamentali per la crescita aziendale" commenta il COO di Ricoh Europe, David Mills "e, per le organizzazioni di tutta Europa, è arrivato il momento di prepararsi al futuro ottimizzando i processi documentali".

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