Socialmediability: cresce al rallentatore la presenza delle aziende italiane sui social, Facebook ancora il canale preferito
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Le aziende italiane hanno fatto passi in avanti ma investono ancora poco sui social media per le attività di comunicazione e marketing e non utilizzano i social in maniera strutturata ed efficace e hanno difficoltà a collegarli agli altri presidi web: per esempio, meno della metà fa in modo che si possa accedere alle loro pagine social direttamente dal loro sito.

Il risultato arriva dalla terza edizione della ricerca La socialmediability delle aziende italiane promossa dall’Executive Master in Social Media Marketing & Web Communication e realizzata dai ricercatori dell’Osservatorio Social Media dell’Università IULM di Milano.

L’analisi, svolta nei primi otto mesi del 2013, ha preso in esame 720 aziende, le stesse monitorate nelle precedenti edizioni dello studio ed equamente divise tra piccole, medie e grandi, di 6 settori: alimentare, arredamento, banche, hospitality, moda e pubblica amministrazione.

Il numero di realtà aziendali che utilizzano almeno un social media è cresciuto solo di pochi punti passando dal 49,9% del 2011 al 63,8 di quest’anno, e questo nonostante il massiccio aumento non solo di utenti, ma anche di supporti mobili che permettono di essere costantemente connessi. I settori che hanno potenziato la propria presenza sui social sono l’arredamento, il bancario e quello dell’hospitality, mentre quelli più restii sono l’alimentare e la pubblica amministrazione.

A essere divenute più social sono soprattutto le aziende di grandi dimensioni: nell’indagine precedente, infatti, solo poco più della metà, il 57,3%, gestiva almeno un canale, a fronte dell'attuale 81,1%. Un aumento di passo che, però, non vale per le piccole e medie aziende, in due anni cresciute sui social solo del 7%, con valori che vedono solo il 50,5% delle piccole e il 53,9% delle medie aziende presenti su almeno una piattaforma.

Il social media più gettonato si conferma Facebook, scelto dal 75% delle aziende (contro il 71,1% del 2011) che sono presenti almeno su un canale, seguito, in ordine di preferenze, da Twitter, LinkedIn, YouTube, Google Plus e Pinterest.

A prescindere dalla piattafoma utilizzata, ne rimane però debole l'utilizzo strategico e, soprattutto, la capacità di comunicarlo e renderlo parte attiva dell’engagement: solo il 41% crea collegamenti alle proprie pagine social direttamente dal sito istituzionale aziendale.

Anche per questo, nonostante la maggiore diffusione dei social, non è però cresciuto l’indice medio di socialmediability, valore individuato dai ricercatori per misurare la gestione e cura dell'attività sui diversi canali e l’efficacia delle azioni adottate. Se nel 2011 si attestava a 1,16 (in una scala da 0 a 10), oggi è a 1,91, con un aumento decisamente poco significativo.

“La ricerca mostra che, da un lato, l’aumento della presenza sui social media da parte delle aziende italiane testimonia un sempre maggiore riconoscimento dell’importanza di presidiare questi canali. dice Guido Di Fraia, direttore scientifico del Master dello IULM. "Dall’altro, i risultati ottenuti evidenziano anche come essi siano molto spesso gestiti in maniera ancora poco consapevole rispetto alle logiche comunicative e ai linguaggi specifici di ciascun canale. L’utilizzo strategico ed efficace dei social media per attività di comunicazione e marketing appare ancora appannaggio di un numero limitato di aziende”.

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