Viaggi incentive e meeting di lavoro: come combinarli senza demotivare i partecipanti
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Inserire un meeting di lavoro nell’ambito di un viaggio di incentivazione è pratica non certo nuova, né particolarmente innovativa. Le aziende lo fanno da sempre, sia per motivi fiscali sia, ultimamente, per mitigare l’eventuale valenza negativa che un viaggio premio per i dipendenti potrebbe avere sul percepito in un periodo di crisi economica che spinge moltissime imprese a tagliare personale e stipendi.

Ciò che è relativamente nuovo è che un numero crescente di aziende tende ad adottare questo format “misto”, anche se non per le ragioni che ci si potrebbe aspettare: solo il 10%, infatti, lo fa per risparmiare, sia a livello di budget che di imposizione fiscale, o per non esporsi a critiche; la maggioranza, il 42%, unisce lavoro e incentive per massimizzare l’investimento riunendo contemporaneamente i best performer (cioè quelli che hanno raggiunto gli obiettivi e partecipano quindi al viaggio) e i vertici aziendali in un contesto dove il networking e lo scambio di contenuti professionali può risultare particolarmente efficace.

Ad analizzare le implicazioni della combinazione dei due format è l’Incentive Research Foundation (IRF), che nello studio Striking the Balance: The Integration of Offsite Business Meetings and Incentive Group Travel, condotto sul mercato americano, analizza convergenze e divergenze fra partecipanti e azienda.

Secondo la ricerca, metà delle aziende che organizzano viaggi premio vi inseriscono una parte di meeting di lavoro, cui partecipano quindi anche i vertici aziendali. I partecipanti, però, ritengono che i fattori maggiormente motivanti del viaggio siano la scelta della destinazione, il fatto che parteciparvi significa vedere riconosciuti i propri meriti professionali, il divertimento e la qualità della struttura che li ospita. La possibilità di fare networking con i vertici aziendali e di confrontarsi con loro su temi di lavoro durante un viaggio premio non è fra le loro priorità immediate. Il 30% pensa che partecipare a un meeting migliori comunque l’esperienza del viaggio, il 23% che sia una buona idea per l’azienda (ma non necessariamente per loro) e il 26% dichiara invece di non gradire il format.

Per contro le aziende, o comunque i professionisti che progettano l’incentive, pensano che un meeting di lavoro durante il viaggio abbia un impatto positivo sulle performance professionali dei partecipanti: solo il 26% dichiara di non essere stato soddisfatto dei risultati. Per colmare il divario fra quello che vogliono i partecipanti e le esigenze dell’azienda e ottimizzare i risultati del format misto, dice l’Incentive Research Foundation, la prima regola è fare in modo che i partecipanti al viaggio si sentano davvero premiati e riconosciuti come top performer dai colleghi e dal management dell’azienda.

Il meeting deve quindi divenire esso stesso parte del “premio”: deve, cioè, fornire contenuti significativi e rilevanti ed essere strutturato in modo che non venga percepito come un obbligo, bensì come un benefit. Le aziende best in class su questo tema sono quelle che sanno progettare, organizzare e comunicare il meeting come un’occasione esclusiva, da preferire, in termini dei vantaggi e della conoscenza professionale che ne deriverà, alle attività leisure che va temporaneamente a sostituire.

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