Lavoro: che cosa influenza positivamente (e negativamente) i selezionatori aziendali in un colloquio
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Competenze ed esperienza. Sono questi i due principali elementi che la maggior parte delle aziende considera quando seleziona i candidati per una posizione interna. Ma i direttori delle risorse umane, come chiunque altro, sono influenzati anche da altri aspetti, legati non tanto alle qualifiche professionali quanto piuttosto ai comportamenti e alle caratteristiche individuali di chi sta loro di fronte durante un colloquio di lavoro.

A indagare quali sono i fattori che influenzano positivamente e negativamente i selezionatori, e che hanno quindi un ruolo determinante nel processo decisionale delle aziende, è stato il sito di annunci di lavoro CareerBuilder, che ha chiesto a più di 2mila professionisti (americani) delle risorse umane che cosa, fra due candidati di eguali competenze ed esperienza professionale, li farebbe propendere a favore dell’uno o dell’altro.

Le risposte sono per alcuni versi sorprendenti. Emerge infatti che il primo fattore a influenzare positivamente il selezionatore è il senso dell’umorismo del candidato (attenzione però a non strafare…), indicato dal 27% degli intervistati. Sono poi molto apprezzati i candidati coinvolti e impegnati nella vita della propria comunità locale. Al terzo posto l’abito: non fa certo il monaco, ma i selezionatori tendono a preferire chi è vestito meglio. Il 21% degli intervistati dice invece che l’ago della bilancia pende a favore del candidato con cui hanno più cose in comune (meglio quindi informarsi in anticipo su chi è la persona che ci si troverà di fronte durante il colloquio), mentre il 13% guarda al fisico e preferisce chi è in forma a chi non lo è. Infine, una percentuale non elevata (l’8%) dei selezionatori considera positivamente i candidati che si mostrano informati sulle questioni di attualità e il 7% dà la preferenza a chi è più presente sui social media.

Ciò che bisogna ‘vendere’ alle aziende è il proprio personal brand”, dice Rosemary Haefner di CareerBuilder, “perché i direttori delle risorse umane cercano non soltanto persone qualificate per lo specifico lavoro, ma anche persone che possano integrarsi nello specifico ambiente di lavoro”. E il processo di selezione continua anche una volta ottenuto il posto, perché l’azienda monitora i comportamenti individuali anche in vista di future promozioni.

I rappresentanti aziendali intervistati da CareerBuider hanno indicato chiaramente quali sono i comportamenti del dipendente che influenzano negativamente la scelta se promuoverlo o meno rispetto a un altro, a prescindere (o a parità) dalle effettive performance professionali. Le persone che sono considerate in assoluto meno adatte a passare di livello (dal 71% degli intervistati) sono quelle che dicono “non è il mio lavoro” e scaricano il barile delle incombenze su altri.

È poco apprezzato anche chi arriva spesso in ritardo al lavoro (69%), chi racconta bugie, chi si prende il merito del lavoro di altri, chi va spesso via presto dall’ufficio e chi gestisce troppo disinvoltamente i rimborsi spese chiesti all’azienda (55%). Seguono, nella lista nera, le persone che diffondono pettegolezzi, quelle che in ufficio si vestono in maniera inappropriata, chi dice parolacce e chi non dice mai niente durante le riunioni. Troppa timidezza non giova, anche perché un terzo dei manager interpellati afferma che le promozioni sono concesse più facilmente a chi le chiede.

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