L'esperienza conta più dell'istruzione: il 65% degli italiani pronto a emigrare per un posto di lavoro adeguato alla qualifica
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Il livello di istruzione medio sale, ma non sempre basta per trovare un'occupazione adeguata alle aspettative. Anche perché, nel nostro paese, 8 lavoratori su 10 ritengono che l'esperienza conti più dell'istruzione per ottenere il lavoro desiderato. È quanto emerge dal Randstad Workmonitor, l'indagine sul mondo del lavoro realizzata nel secondo trimestre 2013 dalla società di recruitment Randstad intervistando dipendenti di 32 paesi nel mondo.

Gli italiani appaiono subito più pessimisti dei propri omologhi europei non solo sulla possibilità di trovare un posto adeguato alla propria preparazione, ma anche semplicemente su quella di riuscire a ottenere un impiego tour court. In particolare, l'89% degli italiani, infatti, ritiene che per i giovani sia difficile trovare un'occupazione adeguata alle proprie capacità: una percentuale altissima, la seconda nel mondo dopo il 91% della Grecia e allo stesso livello della Spagna.

Una preoccupazione che non riguarda solo i giovani, dal momento che l'86% degli italiani pensa che trovare la giusta occupazione sia difficile anche per i lavoratori over 55. Quest'ultima percentuale è sempre elevata, ma inferiore a quella degli altri paesi europei, che sottolineano difficoltà ancora maggiori per gli over 55. Resta però il dato di fatto che in Italia solo il 45% degli intervistati è favorevole all'assunzione di lavoratori anziani, sostenuti invece nel mondo, in media, dal 60% degli occupati. In compenso l'80% degli italiani si dichiara a favore dell'impiego di giovani nella propria azienda.  

Complessivamente lo studio tratteggia un quadro di incertezza talmente profonda da spingere addirittura il 65% dei lavoratori italiani a dichiararsi disponibile a migrare all'estero, pur di ottenere un impiego adeguato. La stessa incertezza che pervade anche coloro che un lavoro ce l'hanno già: il 73% dei dipendenti, infatti, non ha la sicurezza di mantenere il posto e metà di questi si dice pronto a cedere parte dello stipendio in cambio della salvaguardia del proprio impiego. Naturalmente quasi tutti (il 91%) sono disposti ad accettare un lavoro temporaneo pur di non restare disoccupati, anche perché il 60% ritiene che il lavoro temporaneo possa portare poi a ottenerne uno a tempo indeterminato.

Ulteriore prova del pessimismo dilagante è la frenata del Randstad Mobility Index, l'indice che fotografa la probabilità di un lavoratore di cambiare mansione entro i prossimi sei mesi. Dopo essere salito per tre trimestri di fila, l'indice ha fermato la sua corsa a 108: un segnale inequivocabile del fatto che, rispetto al trimestre precedente, nel mondo un minor numero di lavoratori crede di riuscire a trovare una posto di lavoro diverso entro i prossimi sei mesi. Da questo punto di vista, però, in Italia la fiducia appare leggermente più alta rispetto alla media mondiale: rispetto all'ultimo trimestre è infatti aumentato del 2% il numero di impiegati che ritiene di poter trovare un lavoro analogo a quello che già svolge, mentre sale del 3% la quota di coloro che si dichiarano fiduciosi sulla possibilità di ottenerne uno diverso. Inoltre, se nel mondo ora il 12% dei dipendenti è alla ricerca di un nuovo lavoro (l'1% in meno rispetto al trimestre precedente), l'Italia è l'unico paese che mostra una crescita di 5 punti percentuali delle persone già occupate ma alla ricerca attiva di un altro impiego: 15% contro il 10% nel primo trimestre 2013.

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