Il mercato degli eventi britannico vale 58,4 miliardi di sterline (il triplo dell’agricoltura) e genera 1 milione di posti di lavoro
A
Eccoli, infine, i dati che la meeting industry britannica attendeva con impazienza, quelli che le valgono, di fronte alle istituzioni, lo status ufficiale di comparto produttivo che apporta al Pil nazionale 58,4 miliardi di sterline (quasi 68 miliardi di euro). Sono stati presentati ieri, nell’ambito della prima edizione della fiera The Meetings Show UK in corso a Londra, i dati del primo UKEIS (United Kingdom Economic Impact Study), lo studio di valore economico del comparto condotto dalla Leeds Metropolitan University secondo la metodologia dell’UNWTO, l’agenzia per il turismo che opera in seno alle Nazioni Unite.

Lo studio, promosso dalla MPI Foundation e sponsorizzato da un gruppo di 16 operatori della filiera degli eventi britannica, è stato avviato oltre un anno e mezzo fa con i dati relativi al 2011 e fornisce ora risultati comparabili a quelli degli omologhi studi già condotti, con la stessa metodologia, in Canada, Usa, Messico, Danimarca e Australia.

L'UKEIS ha indagato non soltanto l’offerta, ma anche la domanda di eventi, con l’obiettivo di misurare le dimensioni “classiche” del settore (numero di eventi e di partecipanti, tipologia dei committenti, sedi utilizzate e così via) ma soprattutto di quantificarne l’impatto sull’economia del paese, sull’occupazione e sulle tasse versate allo Stato.

Con un contributo al Pli nazionale di 58,4 miliardi di sterline, che ammonta a circa il 2,9% del totale, il settore britannico degli eventi si conferma come il 16° comparto produttivo del paese. Genera 515mila posti di lavoro diretti, il doppio di quelli del settore telecomunicazioni, e altrettanti indiretti: complessivamente, afferma lo studio, alla meeting industry britannica sono riconducibili 1 milione di posti di lavoro a tempo pieno. Le tasse versate per le attività legate al comparto sono state quantificate in 21,1 miliardi di sterline.

Uno splendido biglietto da visita con cui ora il settore potrà approcciare la politica e le istituzioni chiedendo interventi e investimenti che ne favoriscano lo sviluppo: il senso dello studio è proprio quello di “normalizzare” l’industria degli eventi, dandole una dimensione economica, esattamente come in ogni paese si fa per tutti i comparti produttivi, affinché i legislatori, a livello locale e nazionale, possano esserne consapevoli e orientare le proprie politiche di conseguenza.

Un discorso molto attuale anche in Italia, dove da anni si cerca di dare una dimensione economica al comparto: l’Osservatorio Congressuale Italiano di Federcongressi&eventi, a oggi l’unico strumento che misura il comparto a livello nazionale, manca della parte di rilevazione di impatto economico. L’unico tentativo in tal senso, su iniziativa di Federcongressi, è stato fatto nel 2004 nell'ambito dell'Osservatorio, con una parte di studio aggiuntivo che aveva stimato in 24 miliardi di euro il valore del comparto.

Ora è MPI Italia a spingere perché anche da noi di metta in cantiere uno studio di impatto economico condotto con la stessa metodologia dell’UKEIS e degli omologhi che l’hanno preceduto. L’ostacolo, come sempre, sono i fondi necessari, quantificati in circa 250mila euro. Nel Regno Unito sono stati raccolti fra pubblico e privato: destinazioni e convention bureau, in parte o in toto a partecipazione pubblica, e operatori privati, fra cui catene alberghiere, centri congressi, organizzatori fieristici, associazioni di settore. La proposta di MPI Italia è proprio quella di partire con una raccolta fondi a 360 gradi, coinvolgendo quanti più soggetti possibile.

La prima parte dello studio britannico, presentata lo scorso febbraio, indicava che nel 2011 si sono tenuti nel paese, 1,3 milioni di eventi in più di 10mila sedi, per una spesa diretta dei partecipanti stimata in 40 miliardi di sterline. La maggior parte di questi eventi è stata promossa dal corporate, e il 60% aveva dimensioni inferiori ai 100 partecipanti. A ospitarne il maggior numero è stata l’Inghilterra, seguita dalla Scozia. Ora, si aggiungono i dati economici di impatto economico degli eventi sulle singole città: 5,6 miliardi di sterline sul Pil di Londra, 601 milioni su quello di Edimburgo, 587 milioni per Cardiff, 289 milioni per Liverpool e 128 milioni sul Pil di Belfast.

© Event Report – riproduzione consentita con credito e link alla fonte

Commenta su Facebook