Dispositivi mobili arma a doppio taglio: ecco quanti italiani lavoreranno anche in vacanza
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Sarà che ormai smartphone e tablet “impongono” la raggiungibilità permanente, sarà che il momento di crisi economica richiede sforzi aggiuntivi, fatto sta che più di un terzo degli italiani quest’anno non smetterà di lavorare nemmeno in vacanza. Lo rileva un sondaggio condotto su 26mila dipendenti e lavoratori autonomi in 96 paesi da Regus, società che fornisce spazi ufficio flessibili, secondo la quale il 38% dei nostri connazionali dedicherà da 1 a 3 ore al giorno, durante la pausa estiva, a chiamate di lavoro, controllo email e gestione delle attività professionali in generale. Una percentuale inferiore, il 13%, dichiara invece che in vacanza lavorerà più di 3 ore al giorno.

Se è vero che i dispositivi mobili consentono maggiore autonomia lavorativa, e quindi in teoria aumentano la produttività concedendo alle persone un migliore equilibrio vita-lavoro, è anche vero che la sindrome da raggiungibilità permanente può essere fonte di notevole stress. “La tendenza a portare con sé il lavoro anche in vacanza potrebbe essere interpretata anche come un'indicazione del fatto che i professionisti si sentono oberati o insicuri e che quindi non sono in grado di staccare adeguatamente” commenta Mauro Mordini, general manager di Regus in Italia. “Gli effetti dello stress sul posto di lavoro sono ben documentati, per cui è importante che i lavoratori riescano a ritagliarsi del tempo per se stessi”.

Le cose non vanno meglio negli altri paesi, dove la tendenza sembra essere ancora più pervasiva: a livello globale, è il 41% dei professionisti che operano nelle imprese o autonomamente a lavorare da 1 a 3 ore al giorno durante le vacanze, con un picco del 17% che prevede di dedicare alle incombenze lavorative più di 3 ore al giorno.

In questo scenario gli uomini appaiono molto più in difficoltà quando si tratta di staccare, visto che a lavorare in ferie sarà il 42% a livello internazionale, contro il 34% delle donne. Il dato non è probabilmente da leggere come un maggiore attaccamento maschile al lavoro, quanto piuttosto come il riflesso di una situazione che, nel mondo delle aziende, vede i ruoli di maggiore responsabilità, cioè quelli che richiedono una presenza continuativa, territorio ancora prevalentemente maschile.

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