Il 58% delle aziende italiane ha dipendenti demotivati: ecco perché e cosa fanno per contrastare il trend
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È legata a doppio filo allo stress da lavoro, incide pesantemente sulle performance professionali e, pertanto, sui risultati aziendali: la demotivazione è oggi comune fra i dipendenti della maggior parte delle aziende italiane che, sia a causa della crisi economica, sia per cause strutturali o culturali, non riescono a offrire ai propri collaboratori modalità di lavoro positive.

Lo rileva la società di ricerca del personale Robert Half, che ha condotto un’indagine presso 100 responsabili delle risorse umane di aziende italiane: il 58% di essi ha dichiarato che nella propria organizzazione è comune la presenza di dipendenti demotivati e stressati. Le cause, secondo gli intervistati, sono da attribuire principalmente al momento di congiuntura negativa: il 59% (e il 61% di chi lavora in piccole imprese) attribuisce infatti la colpa dello stress alla situazione economica, il 51% la imputa all’eccessivo carico di lavoro che i dipendenti devono sostenere e il 27% agli straordinari che comportano orari di lavoro troppo lunghi.

Le tre cause, in un momento in cui le aziende tagliano i costi e riducono il personale, sono chiaramente correlate e frutto di una situazione esterna contingente. Gli intervistati hanno tuttavia segnalato una molteplicità di cause aggiuntive che appaiono legate anche a problematiche di organizzazione aziendale e alla mancanza di una cultura di impresa che considera la motivazione un fattore chiave per stimolare la produttività e garantirsi la “talent retention”, cioè la capacità di trattenere in azienda le persone più valide e preparate.

Figurano, per esempio, nell’elenco delle cause che determinano stress e demotivazione nei dipendenti individuate dai responsabili delle risorse umane, la voce “aspettative disattese o irrealizzabili”, segnalata dal 36%, così come la mancanza di riconoscimenti (35%), le inefficienze operative dell’azienda (25%), la mancanza di trasparenza (22%), la difficoltà a bilanciare lavoro e vita privata (19%), la mancanza di feedback dal management (16%) e i cattivi rapporti con colleghi o superiori (8%).

I segnali di disagio dei dipendenti in genere sono molto chiari: ritardi frequenti, aumento delle assenze per malattia, dissapori più frequenti con manager o colleghi, atteggiamento negativo in generale, e le aziende intervengono in maniera diversificata per cercare di rimuovere alcune criticità e prevenire il fenomeno. La metà circa degli intervistati dichiara di promuovere un ambiente di lavoro più collaborativo, il 39% punta a migliore bilanciamento dei carichi di lavoro rivedendo ruoli e mansioni. Anche la flessibilità è considerata un elemento motivante, e il 37% delle aziende offre l’orario flessibile o la possibilità di lavorare da casa. Il 29%, infine, incoraggia i dipendenti a prendere ferie o permessi.

L’importante, conclude il report di Robert Half, è che l’azienda si confronti regolarmente con le proprie risorse per verificarne il grado di motivazione ed essere pronta, ai primi segnali di stress, a mettere in atto misure per alleviare la pressione.

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