Aziende poco meritocratiche secondo il 65% degli italiani: per attrarre talenti conta la reputazione
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In tempi di crisi le aziende dovrebbero utilizzare il merito come criterio di selezione delle risorse umane, per inserire in organico persone capaci (i cosiddetti “talenti”) che costituiscano un valore aggiunto per migliorare le performance aziendali. Secondo il 65% degli italiani, invece, le aziende selezionano poco, o per niente, sulla base del merito. La reputazione di un’azienda, inoltre, è ciò che ne determina l’appeal come posto di lavoro per la maggioranza dei connazionali.

I dati sono quelli della ricerca effettuata dall’Istituto Piepoli su un campione rappresentativo di 500 italiani che è stata presentata a inizio settimana a margine del Forum delle Risorse Umane che si è svolto a Milano.

L’indagine, che puntava a rilevare i più significativi cambiamenti nel mondo del lavoro a seguito della crisi economica, ha registrato che solo il 26% degli intervistati ritiene che questi cambiamenti possano essere considerati un’opportunità per creare nuovi posti di lavoro, tanto più se le aziende sono percepite, dalla maggioranza del campione, come poco meritocratiche.

È emerso però in maniera significativa il tema della reputazione aziendale, che determina la scelta del datore di lavoro da parte dell’85% degli intervistati: il 42% è convinto che internet sia il principale canale attraverso cui veicolarla, mentre passaparola e mass-media raggiungono percentuali molto più basse, rispettivamente: 13% passaparola, 9% televisione, 8% giornali. Un dato importante, che dovrebbe suggerire alle aziende di curare approfonditamente la propria presenza online, sia sul proprio sito istituzionale che sui social media.

Il reclutamento di nuove risorse, nell’opinione degli italiani, è fatto principalmente via web, anche se la maggioranza (il 94%) pensa che dopo la selezione online imprenditori e manager preferiscano vedere di persona il candidato per scegliere con il loro intuito.

“I risultati che emergono dall’indagine confermano che, in un periodo così incerto come quello attuale, la reputazione aziendale rimane un valore fondamentale su cui le imprese devono continuare a investire” dice Fabrizio Cataldi, amministratore e managing director di Comunicazione Italiana, la società che ha organizzato il Forum delle Risorse Umane. “Per superare la congiuntura economica negativa, ad esempio, occorre far leva sul talento delle risorse e selezionarle in base al loro merito, ma quello che viene percepito però dalla maggior parte degli intervistati è esattamente il contrario, e questo è un punto su cui occorre riflettere”.

“L’altro aspetto interessante è lo sviluppo di Internet” continua Cataldi. “È qui che la maggior parte delle persone si informa per avere la propria opinione di un’azienda, allo stesso modo è questo lo strumento che le aziende utilizzano per ricercare e selezionare i profili più idonei, anche se, alla fine, il web non può sostituire le relazioni dirette tra aziende e risorse”.

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