Censis: quasi metà degli italiani è su Facebook, oggi i media siamo noi
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Metà degli italiani legge meno di un libro l’anno, ma il 41% ha un account Facebook. Tutti guardano la televisione, però su mezzi diversificati, e il 13% acquista prodotti perché influenzato dalla pubblicità vista su internet. E se il 62% dei connazionali è online, il 75% di chi naviga teme che il web violi la propria privacy. Il 10° Rapporto Censis/Usci sulla comunicazione, intitolato I media siamo noi. L’inizio dell’era biomediatica e presentato due giorni fa, disegna un profilo del rapporto fra i cittadini e i media fatto di integrazione fra canali tradizionali e internet, dove però l’informazione è sempre più autoreferenziata e construita a misura del sé.

Il primato di incremento dell’utenza spetta a internet che, con un +9% rispetto all’anno scorso, è arrivata nel 2012 a connettere il 62% degli italiani. Le percentuali si alzano in riferimento ai giovani (90%), ai diplomati e laureati (84%) e ai residenti nelle grandi città (74%). Balzo in avanti anche per le piattaforme social più popolari: il 66% degli utenti della rete, contro il 49% del 2011, è iscritto a Facebook, e il 61% visita YouTube (era il 54% l’anno scorso. Rapportando i dati alla popolazione totale, si evince che il 41% degli italiani ha un account Facebook e che il 38% è raggiunto da YouTube.

Anche i telefoni cellulari aumentano l’utenza: l’incremento nel 2012 è del 2,3%, per un 82% degli italiani che ne è ora provvisto, ma il dato di incremento più rilevante è quello degli smartphone che, con un +10%, sono diffusi ora presso il 27% della popolazione. Il 37% dei possessori di smarphone scarica applicazioni, soprattutto giochi, meteo, mappe, social network, news e applicazioni di messaggistica e telefonate via web.

Mantiene il primato di diffusione la televisione, che raggiunge il 98% degli italiani: il 24% di chi è in rete fruisce però dei programmi tramite i siti web delle emittenti e il 42% li cerca su YouTube per costruirsi palinsesti personalizzati.

In netto calo la penetrazione della carta stampata: i quotidiani, letti dal 45% della popolazione, perdono il 2,3% dell’utenza, così come la free press (-11,8%), i settimanali (-1%) e i libri (-6,5%): solo il 49,7% degli italiani legge almeno un libro l’anno. In crescita però l’informazione via web: il 33% utilizza i portali generici di informazione e le testate giornalistiche online totalizzano un +2,1% di contatti, coprendo il 20,3% dell’utenza.

Anche la pubblicità segue la scia del web: a fronte di investimenti in contrazione su tutti i canali, internet è in controtendenza con un +12,3% di raccolta, per una quota complessiva del 7,4% e un totale di 636 milioni di euro. La fetta più grande (il 53,6%) è ancora della televisione, anche in termini di spinta all’acquisto, visto che il 24% degli italiani nel 2012 ha acquistato un prodotto dopo averne visto la pubblicità in tv, ma il web si difende bene e guadagna il secondo posto, avendo influenzato la decisione d’acquisto del 13% dei consumatori.

In questo scenario, il rapporto Censis rileva che il bisogno di informazione non è diminuito, ma che sono cambiati i modi di acquisirla, e sottolinea tre grandi cambiamenti in atto.

1. La personalizzazione dell’informazione
Ognuno si costruisce i propri palinsesti con le fonti e i contenuti di proprio gusto. Ciò comporta il rischio che si escluda tutto il resto e che ci si informi solo su ciò che si vuole sapere, rendendo quindi l’informazione parziale e autoreferenziata.

2. Il primato del soggetto, divenuto il contenuto dell’informazione
Il web consente all'utente di produrre informazione in prima persona, ma i contenuti autoprodotti riguardano principalmente il sé e le biografie personali (da qui il titolo del rapporto sull'era biomediatica).

3. La perdita della privacy
Il 75,4% degli utenti internet pensa che il rischio di vedere la propria privacy violata sul web sia concreto, ma il 29,3% pensa che sia impossibile tutelarsi, l’8,9% che la privacy non sia un valore da tutelare e il 7,6% che non ci sia alcun rischio.

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