Arrivano i cinesi: la competitività degli alberghi si gioca sui nuovi servizi loro dedicati
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I viaggiatori cinesi si spostano sempre più all’estero, raggiungendo anche mete di lungo raggio, e si avviano a diventare la più importante clientela turistica del futuro. Cresce perciò, parallelamente, l’attenzione degli albergatori, che cercano di conquistarli con servizi loro dedicati. Lo scoglio più rilevante da superare è quello della lingua: ecco quindi che gli alberghi devono adeguare i propri siti web, i materiali informativi, i menù, ma non solo.

Queste indicazioni emergono dalla prima edizione del Chinese International Travel Monitor realizzato da Hotels.com, sito per la prenotazione di alberghi, che ha indagato come l'aumento dei flussi di viaggiatori cinesi a livello globale sta cambiando le dinamiche dell'offerta alberghiera.

I dati, specie se inseriti in un contesto di generale stagnazione, sono impressionanti: il numero di cinesi che fanno viaggi internazionali è salito di ben il 22% nel 2011 rispetto al 2010; la spesa turistica cinese è cresciuta di 18 miliardi di dollari, arrivando alla cifra complessiva di 73 miliardi, ed entro la fine del 2012 ci si attende che il numero di viaggi salga a 78 milioni (+12% rispetto al 2011). In definitiva, gli esperti prevedono che la Cina è sulla buona strada per superare Germania e Stati Uniti come più grande mercato del turismo outbound del mondo nei prossimi anni.

“I cinesi hanno realizzato nel 2011 la sbalorditiva cifra di 70 milioni di viaggi internazionali e, anche se molti di questi erano a Hong Kong e Macao, il numero di quelli verso mete a lungo raggio sta crescendo in modo significativo” fa notare Johan Svanstrom, managing director di Hotels.com Asia Pacific.

Nel frattempo, si espande il network di destinazioni scelte dai viaggiatori cinesi, che si spingono sempre più spesso al di fuori della propria macro area di provenienza. Nel 2011 le prime dieci mete sono state Hong Kong, Singapore, Tokyo, Taipei, Seoul, New York, Osaka, Bangkok, Puket; l’Italia è una delle destinazioni europee preferite, con Roma al 17° posto e Milano al 20°, superate solo da Londra (11°) e Parigi (12°).

I viaggiatori cinesi si confermano big spender: nel corso di viaggi all'estero, nel 2011 hanno speso in media di 169 dollari per il pernottamento alberghiero, la sesta più alta spesa media dopo Giappone (190 dollari), Svizzera (182), Australia (177), USA (174) e Norvegia (174). Senza dimenticare che sono anche soliti spendere somme notevoli per lo shopping.

Non a caso, dalle interviste agli albergatori condotte per il Chinese International Travel Monitor emerge che, fra i nuovi servizi che si stanno predisponendo per andare incontro alle esigenze dei clienti cinesi, i più diffusi sono l’apertura di negozi di lusso all'interno degli hotel (lo ha in programma il 42% dei rispondenti) e la stipula di accordi con UnionPay per l’utilizzo della carta di credito cinese (lo farà il 68%).

Altre azioni che gli albergatori stanno programmando per soddisfare maggiormente la clientela cinese sono, per esempio, dotarsi di personale che parla mandarino (lo pianifica il 42%), predisporre guide turistiche e materiali informativi dell’hotel tradotti (58%), offrire menù propri della cucina cinese (il 66% degli intervistati negli hotel europei sta progettando di offrire la colazione cinese e il 52% degli albergatori negli Stati Uniti stanno progettando di introdurre tè cinesi), offrire opportunità di intrattenimento, come canali televisivi e riviste cinesi (lo pianifica più della metà).

L’interesse verso il grande Paese asiatico cresce, e le strutture ricettive devono continuare ad attrezzarsi “Gli albergatori dovrebbero pianificare azioni concrete in due aree: in primo luogo, sviluppare strategie di marketing per raggiungere il mercato cinese, concentrandosi sull’online (con siti in lingua cinese, n.d.r.) dato che la popolazione cinese che naviga su internet ha ormai superato i 500 milioni; in secondo luogo, adattare i servizi degli alberghi per soddisfare le aspettative e le esigenze di questo pubblico in aumento esponenziale" ha concluso Svanstrom.

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