Domini internet: la liberalizzazione porta 2.000 richieste per estensioni brandizzate
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La liberalizzazione dei domini internet ha riscosso grande interesse in tutto il mondo e sono state quasi duemila le richieste per la registrazione delle nuove estensioni che si dovrebbero affiancare ai più tradizionali .com, .it, .net, .org e così via. Oltre ai grandi operatori del web come Google e Amazon, sono state le aziende e i più noti brand a chiedere di aver una propria estensione di dominio, fra cui gli italiani Fiat, Gucci, Ferrero.

La liberalizzazione dei domini è stata stabilita dall’ICANN (Internet Corporation For Assigned Names and Numbers), l’organismo internazionale che sovrintende la regolamentazione per l’assegnazione di domini e indirizzi, così da garantirne il coordinamento globale necessario per il buon funzionamento del web. L’apertura a un così alto numero di nuovi indirizzi è piuttosto rivoluzionaria: dal 1998 infatti ne sono stati affidati meno di 300, la maggioranza dei quali legati ai country code, cioè ai suffissi tipici di un Paese come .it per l’Italia, .uk per il Regno Unito e così via.

Il mondo delle imprese attendeva con impazienza la possibilità di personalizzare il suffisso a destra del punto nell’indirizzo internet, a giudicare dall’alto numero di richieste giunte all’ICANN, ben 1.930 (da 900 soggetti diversi), pervenute da 60 Paesi nel mondo (il 47% dal Nord America, il 35% dall’Europa, il 16% dall’Asia).

Tra i richiedenti molti brand internazionali come Microsoft, L’Oreal, McDonald’s, Canon, DHL, Walmart, Sony, Samsung, Toyota; dall’Italia sono state circa 20 le application pervenute, tra cui una decina da Fiat per i principali brand del gruppo (Fiat, Ferrari, Maserati, Lancia, Alfa Romeo e Iveco), e poi Gucci, BNL, Ferrero e Praxi. Se l’ICANN assegnasse a queste aziende i rispettivi domini (per esempio .alfaromeo, .gucci, .bnl, etc.) i brand avrebbero poi la possibilità di registrare nuovi siti internet con l’estensione aziendale (per esempio www.panda.fiat, www.cinquecento.fiat, etc.).

Il processo comporta però investimenti elevati anche solo in fase di presentazione delle domande (pare fino a 185.000 dollari), che non è detto vengano accolte in quanto ICANN dovrà valutare nei prossimi mesi la compatibilità con il rispetto dei copyright e dei marchi protetti, e senza un'effettiva certezza del ritorno degli investimenti, fanno notare alcuni esperti.

“L’incognita maggiore è legata alla risposta degli utenti internet, che sono ancora portati a prediligere un dominio nazionale o un .com per la maggior parte delle ricerche: nel breve periodo bisogna realisticamente considerare che un ristretto numero di nuove estensioni potrebbero catturarne l’attenzione, mentre altre saranno destinate a rimanere inosservate, rendendo meno efficace l’investimento” fa notare Claudio Corbetta, amministratore delegato del Gruppo Dada (che attraverso la società Register.it fornisce servizi di registrazione di domini e di hosting). La decisione di ICANN è comunque positiva perché “l’avvento di nuovi domini potrà generare competizione e nuovo fermento sulla Rete” aggiunge Corbetta.

Fra le richieste, moltissime hanno riguardato estensioni generiche richieste da molteplici soggetti, quali ad esempio .app (la prima in termini assoluti con 13 richieste), .you, .shop, .book, .music, .movie, .store, .mail. Inoltre, sono state presentate richieste per molte estensioni geografiche in riferimento alle principali città al mondo, come New York, Sydney, Mosca, Tokyo, Londra, Parigi, Madrid, Amsterdam e Roma, che però non è stata richiesta dal Comune di Roma bensì da una società inglese. Se la richiesta fosse accolta, un ipotetico "Albergo Alfa" di Roma che volesse l’indirizzo albergoalfa.roma dovrebbe dunque pagare i diritti alla società inglese che ha acquistato l'estensione.

La decisione di ICANN sarà resa nota entro il 2012. La rivoluzione dei domini dovrà quindi attendere il 2013.

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