La formazione continua chiave di competitività professionale: in Italia il 25% del fabbisogno è coperto dagli eventi
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C’è una diffusa consapevolezza, fra gli italiani, di quanto formazione e aggiornamento contribuiscano a migliorare la competitività sul mercato del lavoro, tanto che nell’ultimo anno il 71% dei dipendenti ha svolto una o più attività di formazione, con il 25% del fabbisogno coperto dagli eventi. Il gap da colmare è tuttavia ancora ampio, perché a esprimere l’esigenza di aggiornamento professionale è il 99% di chi lavora.

A dirlo è la più recente edizione del Workmonitor di Randstad, l’indagine che la società di selezione del personale conduce in 33 paesi del mondo e secondo la quale il 96% degli italiani (contro il 90% della media globale) ritiene che l’apprendimento continuo sia necessario per aumentare le proprie possibilità di trovare o mantenere un posto di lavoro e per restare aggiornato sull’evoluzione del proprio ambito professionale (81%).

Il 66% delle attività di aggiornamento cui gli intervistati hanno preso parte nell’ultimo anno è stato erogato dal datore di lavoro (dato in linea con la media globale), mentre la restante parte è stata intrapresa autonomamente: l’indagine evidenzia infatti che il 70% degli italiani (contro il 67% della media globale) è disposto ad accollarsi i costi di percorsi di formazione professionale per mantenersi aggiornato, con una propensione più diffusa nella fascia di età 18-44 (75%) rispetto agli over 45 (62%).

“Gli italiani sono ormai consapevoli che in un mondo del lavoro sempre più flessibile e mutevole ciò che fa la differenza sono le competenze e l’aggiornamento continuo” dice l’amministratore delegato di Randstad Italia Marco Ceresa. “È un bene che i lavoratori si aggiornino autonomamente, ma le imprese devono investire molto di più in programmi di formazione per i dipendenti, perché un lavoratore formato e in grado si esprimere tutto il suo potenziale è più motivato e produttivo e l’investimento si ripaga anche sotto forma di una maggiore capacità di attrarre e trattenere i migliori talenti sul mercato”.

Il dato sulla percentuale di italiani che nell’ultimo anno ha preso parte a iniziative di formazione (71%) è in linea con la media globale, ma presenta alcune differenze in termini delle specifiche attività svolte. Dai dati Randstad emerge infatti che per gli italiani la principale tipologia di attività è la partecipazione a programmi di studio (37%), seguita da corsi online (29%). Gli eventi di formazione, siano essi convegni, seminari o workshop, hanno coperto il 24% del fabbisogno, mentre le sessioni personali di formazione hanno coinvolto il 19% del campione. Il 7% degli italiani, infine, si è rivolto a un personal coach per avere una consulenza sull’indirizzo da dare alla propria carriera.

A livello globale emerge la stessa preferenza per i programmi di studio (37%), ma riscuotono maggiore successo gli eventi di formazione (36%). Meno gettonati rispetto all’Italia sono invece i corsi online (24%) e le sessioni personali di formazione (11%), mentre la consulenza del personal coach (8%) risulta lievemente più utilizzata all’estero.

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