Quanto vale la conoscenza dell’inglese: l’impatto su business, competitività e immagine delle aziende
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Che l’inglese sia la “lingua franca” della nostra era è un’evidenza che non ha bisogno di spiegazioni: è parlata, più o meno bene, da un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo, numero che ne fa l’idioma di comunicazione internazionale per eccellenza, strumento di competitività economica e leva per l’internazionalizzazione delle imprese. Ma quanto vale concretamente la capacità di comunicare efficacemente con il resto del mondo? Qual è il valore economico che la conoscenza dell’inglese porta alle aziende e al loro business?

Ha provato a quantificarlo Education First nel report Il valore economico dell’inglese che, attraverso interviste a 510 manager di aziende di diversi settori merceologici in 10 paesi del mondo (fra cui l’Italia), analizza le ricadute positive che la capacità dei dipendenti di esprimersi in inglese ha su vendite, profitti, crescita del business a lungo termine e immagine del brand aziendale.

L’impatto sulla competitività di prodotti e servizi
Il primo dato rilevante è che il 60% delle aziende ha dichiarato di aver perso un’opportunità di business a causa di carenze nella conoscenza dell’inglese, e che il problema è “strutturale”, cioè si ripresenta regolarmente, per il 20% delle imprese intervistate. Il motivo si chiarisce rovesciando la prospettiva: quando si parla di fornitori internazionali, l’80% delle aziende è propenso a scartare un partner commerciale con scarsa conoscenza dell’inglese e l’88% dei manager di aziende multinazionali sarebbe disposto a pagare di più (in media il 16% in più) per un prodotto o servizio offerto da fornitori che padroneggiano l’inglese e con cui è pertanto facile comunicare, a tutto vantaggio dell’efficienza operativa, della rapida risoluzione dei problemi e della qualità del customer service. Un buon livello d’inglese, evidenziano i dati, aggiunge quindi valore ai prodotti e servizi da internazionalizzare.

Quanto vale un dipendente che sa bene l’inglese
Un dipendente con ottima conoscenza dell’inglese, dicono le aziende intervistate, potrebbe mediamente portare all’azienda un valore economico aggiuntivo pari a 128mila dollari l’anno in termini di vendite, efficienza e aumento di produttività. Il report cita a supporto un’indagine dell’Economist dove si diceva che quasi metà dei dirigenti intervistati ha ammesso che banali errori di comunicazione hanno ostacolato accordi commerciali e prodotto quindi danni economici alle loro aziende. In prospettiva, sostiene, il report, i dipendenti che si interfacciano con clienti e fornitori internazionali contando su una buona padronanza dell’inglese potrebbero contribuire a incrementare il business dell’azienda del 30% in 5 anni.

L’immagine dell’azienda agli occhi dei clienti internazionali
Uno scarso livello d’inglese penalizza l’immagine internazionale delle aziende e ne ridimensiona drasticamente il profilo: secondo il report le imprese che lavorano o che vogliono lavorare con l’estero e i cui dipendenti non lo padroneggiano sono considerate dagli interlocutori poco professionali (35% degli intervistati), poco competitive (32%), di modesto profilo e certo non leader di mercato (30%), di scarsa qualità (20%) e perfino inaffidabili (16%).

Le differenze di percezione da paese a paese
La percezione negativa varia però da paese a paese: in generale, paesi come Russia, Stati Uniti, Germania e Svezia sembrano attribuire minore importanza alla conoscenza della lingua, mentre Spagna, Cina, Brasile e i paesi del Medio Oriente tendono a essere molto più critici. Molto critiche verso chi non sa l’inglese sono anche le aziende italiane: tutti gli intervistati italiani hanno dichiarato di considerare negativamente le lacune linguistiche. Anche se poi, sostiene la stessa Education First nel suo English Proficiency Index, l’Italia risulta agli ultimi posti in Europa per conoscenza dell’inglese: solo francesi, russi, ucraini e turchi sanno l’inglese meno degli italiani.

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