Congressi internazionali: ecco città e paesi che ne hanno ospitati di più secondo le associazioni che li organizzano
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È stato un anno di flessione per i congressi associativi internazionali, e benché le stime parlino di un futuro incremento – dell’11% a un anno e del 32% nel prossimo quinquennio – i dati forniti da UIA, l’Unione delle associazioni internazionali, indicano che nel 2016 si sono svolti nel mondo 11.000 congressi, in calo significativo rispetto ai 12.250 registrati nell’anno 2015.

Il conteggio dei congressi
I numeri sono certamente attendibili: sono più di 60 anni che l’Unione delle associazioni internazionali, organizzazione che ha sede a Bruxelles, monitora il mercato dei congressi internazionali partendo direttamente dalla “fonte”, e cioè dai calendari delle associazioni che li promuovono/organizzano, sulla base dei quali ha costruito un database che include 468.700 eventi fra passati, presenti e futuri. Il report statistico che l’UIA produce annualmente, la cui nuova edizione è stata appena pubblicata, considera i congressi internazionali associativi con almeno 50 partecipanti ed esclude eventi aziendali, politici, sportivi, religiosi, così come tutti gli eventi a partecipazione esclusivamente nazionale.

In calo città e paesi coinvolti
La flessione registrata dal report riguarda non soltanto il numero di eventi, ma inevitabilmente anche quello dei paesi e delle città dove si sono svolti: per il 2016 l’UIA parla di 158 paesi ospiti, contro i 178 del 2015, mentre le città coinvolte sono state 1.157, a fronte invece delle 1.459 entrate nel computo 2015.

Nel ranking delle città domina l’Europa
Secondo l’UIA, la città che l’anno scorso ha ospitato il più alto numero di congressi associativi internazionali è stata Bruxelles, che con 906 eventi (l’8,6% di tutti quelli considerati) ha scalzato Singapore, che scende al secondo posto con 888 congressi, pari pur sempre all’8,5% del totale di quelli organizzati nel mondo. Stabile al terzo posto Seul (526 congressi), seguita da Parigi (342) e Vienna (304). Nella seconda parte del ranking figurano Tokyo, Bangkok, Berlino, Barcellona e Ginevra, che chiude una top ten dominata dalle città europee, presidiata con onore dalle metropoli asiatiche e dove spicca la completa assenza delle città nordamericane.

I paesi congressuali: l’Italia esce dalla top ten
A livello di paesi, UIA attribuisce il primo posto alla Corea del Sud, dove l’anno scorso si sono svolti complessivamente 997 congressi, cioè il 9,5% del totale mondiale. Al secondo posto il Belgio, con 953 eventi, e poi Singapore con gli 888 già citati. Gli Stati Uniti, primi nel ranking dell’anno scorso, scivolano al quarto posto con “solo” 702 congressi internazionali ospitati rispetto ai 930 dell’anno precedente. In quinta posizione Francia e Giappone a pari merito con 523 congressi, seguiti da Spagna, Austria, Germania e, new entry nella top ten, Olanda e Thailandia. Un ranking anche questo dominato dai paesi europei, dal quale però è uscita l’Italia, che l’UIA aveva inserito l’anno scorso al nono posto.

L’omologa classifica ICCA: diversità di criteri e di conteggi
Le classifiche UIA si affiancano – trattando lo stesso identico tema – a quelle più conosciute prodotte da ICCA (International Congress & Convention Association), ma vi differiscono per i criteri di “conteggio” dei congressi. Tre le differenze principali: UIA elabora i dati sulla base di un database più vasto, conta anche i congressi che non ruotano su almeno 3 destinazioni, come fa invece ICCA, e include gli eventi “una tantum” che non si ripropongono in successive edizioni. Si spiegano così le differenze nelle classifiche di destinazioni e città elaborate dalle due associazioni (quelle di ICCA relative all’anno 2016 sono consultabili a questo link).

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