Nuove tecnologie: il 58% degli italiani sa cosa sono i chatbot e il 42% li usa per ricerche di voli e alberghi
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La passione degli italiani per la tecnologia si conferma anche sul fronte della comunicazione automatizzata e in particolare dei chatbot, i software di intelligenza artificiale che interagiscono con gli utenti attraverso messaggi di testo rispondendo a domande e richieste senza bisogno dell’intervento umano. Secondo il Mobile Travel Report 2017 di Kayak.it, condotto in Italia su un campione di 1.000 persone connesse a internet, ben il 58% degli italiani conosce i chatbot e ben il 43% dichiara di averli utilizzati.

L’uso di questi software è legato principalmente (49%) allo shopping online e all’interazione con il servizio clienti di brand e vendor, cui gli utenti rivolgono domande e reclami, ma ne emerge un utilizzo consistente anche in ambito travel, con 42% degli intervistati che afferma di essersi affidato a questi software per effettuare ricerche di voli, hotel e auto a noleggio.

Più della metà degli italiani (54%) sostiene che i principali vantaggi dei chatbot siano la loro “disponibilità” (non si spazientiscono mai) e la loro accessibilità ininterrotta, tutti i giorni 24 ore su 24. Un altro vantaggio, riconosciuto dal 46% degli utenti, è che con i chatbot è possibile ottenere informazioni e risposte più velocemente rispetto a ricerche condotte in autonomia. Il tasso di fiducia, in questa fase iniziale di diffusione dei software, è piuttosto elevata: un quarto (26%) degli italiani considera i chatbot addirittura più affidabili delle persone. È la percentuale più alta registrata in Europa, visto che negli altri paesi la percentuale di chi considera i chatbot più attendibili di un assistente o operatore in carne e ossa si attesta in media attorno al 10%: i più scettici risultano essere tedeschi, austriaci e svizzeri (5%).

Non mancano comunque le perplessità: il monitoraggio di Kayak.it evidenzia che oltre un terzo degli intervistati (37%) teme che il software non comprenda le domande che gli vengono rivolte e non sia quindi in grado di soddisfare le richieste dell’utente, mentre a preoccupare il 27% degli italiani sono i possibili rischi connessi alla sicurezza.

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