È cominciata l’era del nomadismo professionale: ecco principi, leve e benefici del lavoro agile
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C’è chi lo definisce “nomadismo professionale”, chi invece parla di “zainocrazia” e chi si attiene al più classico “smart working”. Comunque sia definito, il fenomeno risulta significativamente in crescita: oggi in Italia i “lavoratori agili”, cioè coloro che godono di discrezionalità su dove, quando e come lavorare, sono infatti più di 250mila, pari al 7% di tutti gli impiegati, quadri e dirigenti.

In occasione della Settimana del Lavoro Agile (22-26 maggio) promossa dal Comune di Milano, che quest’anno vede la partecipazione di 238 organizzazioni – fra cui 148 aziende pubbliche e private – Doxa fa il punto della situazione tracciando numeri e tendenze della rivoluzione in atto.

Il profilo dello smart worker italiano
“Gli smart worker sono persone assunte all’interno di aziende perlopiù medio-grandi e grandi, dislocate prevalentemente nel nord Italia, in quasi 7 casi su 10 sono uomini e hanno un’età media di 41 anni” specifica Vilma Scarpino, amministratore delegato di Doxa. Fare lavoro agile, dice Doxa, significa rimettere in discussione stereotipi relativi a luoghi, orari e strumenti di lavoro consentendo alle persone di raggiungere una maggiore efficacia professionale e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.

I principi e le leve del lavoro agile
Quella del lavoro agile è un’architettura che si basa su 4 principi fondamentali – collaborazione e comunicazione, responsabilizzazione e autonomia di chi lavora da remoto, flessibilità, relazioni basate sulla fiducia – e che si costruisce attraverso 4 leve principali: il layout degli spazi (il tradizionale concetto di ufficio evolve verso postazioni open space e non assegnate), la tecnologia digitale (che abilita il lavoro da remoto), le policy organizzative (lo smart work deve essere strutturato e regolato) e gli stili di leadership, che devono essere all’insegna delle partecipazione e condivisione, con focus sui risultati.

I vantaggi per imprese, lavoratori e per la società
E i vantaggi, sostiene Doxa, sono per tutti. Per le imprese, che godono di un’attrattività migliore a fronte di un aumento della produttività, di una riduzione dell’assenteismo e degli straordinari e quindi, in definitiva, di una riduzione dei costi. Per i lavoratori, che grazie alla maggiore flessibilità si dichiarano più motivati e soddisfatti seppure lavorino di più (9 ore al giorno in media contro le canoniche 8). E infine per la società nel suo complesso, che trae benefici dalla riduzione degli spostamenti dei singoli e dal minore impatto ambientale prodotto.

La normativa che farà da volano
A favorire lo smart working c’è ora anche una normativa nazionale, quel Jobs Act Autonomi approvato il 10 maggio scorso che tra le altre misure garantisce stesso stipendio, parità contrattuale e diritto alla disconnessione a chi lavora da remoto. E in molti, sottolinea Doxa, sono pronti a scommettere che farà da volano allo smart working, incentivando tassi di crescita ancora più forti rispetto a quelli registrati finora: +40% negli anni tra il 2013 e il 2016.

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