Come cambiano i benefit aziendali: ecco i nuovi strumenti per “fidelizzare” i dipendenti
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Una volta i più comuni erano l’auto aziendale, il computer e il cellulare. Ma i tempi cambiano, e anche i cosiddetti “fringe benefit”, cioè i benefici accessori che le aziende corrispondono ai propri dipendenti, si adeguano al cambiamento, in virtù di un nuovo approccio motivazionale incentrato sulle esigenze dei singoli e della necessità delle aziende di combattere il talent shortage rendendosi attrattive per i migliori professionisti sul mercato.

A raccontare le nuove frontiere dei fringe benefit, che ora guardano sempre più al benessere psicofisico delle persone, è una ricerca condotta da Top Employers Institute, l’ente certificatore delle eccellenze aziendali in ambito HR, presso le 79 aziende italiane certificate nel 2017 come “top employer”, di cui ha esaminato i benefit più adottati a favore dei complessivi 313mila dipendenti. Ecco alcuni dei risultati.

Il 76% delle aziende si preoccupa del benessere psicofisico, dello stato di stress e dei carichi di lavoro dei propri dipendenti tramite questionari mirati e domande specifiche inserite nelle survey periodiche.

Il 71% delle aziende propone e attua un’ampia serie di programmi di benessere, con varie opzioni a scelta del dipendente, che spaziano da programmi di fitness e iscrizioni in palestra, a corsi di yoga, massaggi, consulenze nutrizionali e sedute di counselling, accanto alle più tradizionali ma sempre apprezzate polizze integrative di assicurazione sanitaria.

Il 66% delle aziende offre e attua corsi di gestione del tempo, per imparare a lavorare in maniera più efficace e con minore sforzo.

Il 66% delle aziende provvede a un parcheggio aziendale, e alcune mettono a disposizione un servizio di bike sharing per il tragitto casa-lavoro.

Il 59% delle aziende concede e favorisce permessi speciali ai dipendenti per attività di volontariato.

Il 56% delle aziende offre la possibilità di un intero anno sabbatico per motivi di studio, aggiornamento professionale, assistenza e cura parentale o anche per una pausa di riflessione personale, per “staccare la spina” e poi rientrare più motivati e proattivi sul posto di lavoro.

Il 41% delle aziende eroga contributi economici per l’accudimento dei figli.

Il 28% delle aziende offre la possibilità del telelavoro.

Il 18% delle aziende propone incontri e programmi per aiutare a smettere di fumare.

I risultati confermano che il trend è quello di benefit non più omologati e uguali per tutti, ma il più possibile personalizzati e calibrati sulle esigenze dei singoli dipendenti. “I fringe benefit giocano un ruolo sempre più competitivo nelle motivazioni di chi cerca o vuole cambiare posto di lavoro” dice Davide Banterla, project manager Italia di Top Employers Institute. “Il mercato è cambiato e la motivazione per cui si cambia lavoro non è più solo quella economica, ma entrano in gioco anche altri fattori, come l’ambiente di lavoro, le prospettive di carriera, la flessibilità e i benefit ‘su misura’. Motivo per cui le aziende più innovative li utilizzano anche come strumento di attrazione e fidelizzazione dei talenti”.

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