Meeting industry, fiere e business travel: preoccupazione per il divieto di ingresso negli Usa firmato da Trump
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Le associazioni americane della meeting industry, del settore fieristico e del business travel esprimono preoccupazione per l’ordine esecutivo entrato in vigore la scorsa settimana che vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di Iraq, Siria, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen.

“Siamo preoccupati che il provvedimento possa avere un impatto negativo sulla nostra community professionale e sul settore meeting ed eventi in generale” ha dichiarato il presidente di Meeting Professionals International Paul Van Deventer. “Cercheremo di capirne le implicazioni, ma ribadiamo che è necessario trovare il giusto equilibrio fra sicurezza e facilità di viaggio”. Van Deventer è anche co-presidente del network Meetings Mean Business, e insieme all’altro co-presidente Richard Harper ha diramato una nota dove si afferma che “La meeting industry opera per fare incontrare le persone, sviluppare relazioni, supportare le comunità di business. Esortiamo il governo a rivedere le politiche di erogazione dei visti per migliorare il sistema di sicurezza, proteggere i viaggiatori internazionali e accoglierli nel nostro paese, sia che viaggino per lavoro o per piacere”.

Reazione forte anche da parte della International Association of Exhibitions and Events (IAEE): “L’industria fieristica vale 200 miliardi di dollari a livello globale”, ha dichiarato il presidente Ryan Strowger, “e contribuisce al Pil americano per più di 77 miliardi di dollari. Inoltre, più di 42 milioni di visitatori partecipano a oltre 9mila eventi di business e fieristici che si tengono negli Stati Uniti. Operatori e stakeholder del settore sono giustamente preoccupati per gli effetti di lungo termine che i divieti di ingresso potranno avere”.

Nel dibattito è intervenuta anche UFI, l’associazione internazionale degli organizzatori di fiere, che nel suo più recente report ha indicato come metà delle aziende americane del settore prevede che i recenti avvenimenti politici mondiali, incluso il risultato delle elezioni americane, avranno un impatto negativo sul loro business. “Le fiere internazionali si fondano sul libero scambio di merci e idee, e sul fatto che uomini e donne d’affari possano avervi accesso” ha detto il presidente di UFI Andreas Gruchow. “

Preoccupato anche il settore del business travel: un sondaggio condotto sui propri soci dalla ACTE, l’associazione dei travel manager aziendali, ha rilevato che secondo il 39% dei rispondenti l’ordine esecutivo dell’amministrazione Trump può potenzialmente ridurre i viaggi d’affari delle aziende. “Questa percentuale è troppo alta per un settore sotto costante pressione” dice il direttore esecutivo di ACTE Greeley Koch. “Aziende e business traveller detestano l’incertezza, e se ci sono dubbi sulla validità di un visto, timori di non poter entrare o rientrare negli Usa o paure di rappresaglie, rinunciano al viaggio. Il settore ha bisogno di policy che eliminano confusione e incertezza, non che le alimentano”.

Prende posizione anche la Global Business Travel Association, che in una propria indagine ha rilevato come il 31% delle aziende corporate si aspetti una riduzione dei propri viaggi d’affari a seguito del “travel ban”. “Sarà un duro colpo per l’economia”, dice il direttore dell’associazione Michael McCormick. “Comprendiamo l’esigenza di sicurezza, ma sosteniamo misure come il Visa Waiver Program, che attualmente governa travel e scambi commerciali con 38 paesi mantenendo alti gli standard di sicurezza ma allo stesso tempo facilitando il business travel”.

E comunque, sottolinea la GBTA, l’attuale polarizzazione politica negli Stati Uniti emerge anche dalla posizione dei travel manager sui divieti di ingresso: a essere contrario è il 50% degli intervistati, mentre i favorevoli sono il 38%.

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