Gli italiani credono di più nello sviluppo economico della propria azienda che in quello del paese
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Gli italiani hanno più fiducia nella possibilità di crescita dell’azienda in cui lavorano che del paese in cui vivono. Mentre la maggioranza, il 74%, è convinta che quest’anno la propria azienda potrà svilupparsi ottenendo risultati positivi, meno della metà (il 41%) crede invece nella ripresa economica del paese.

Il quadro, per così dire dicotomico, è quello fotografato dall'aggiornamento trimestrale del Randstad Workmonitor, l’indagine che la società di recruitment conduce in 33 paesi e secondo la quale l’Italia è al 21° posto per “fiducia nel sistema economico del paese”, con una flessione di 6 punti rispetto allo scorso anno.

“La fiducia degli italiani verso i datori di lavoro rivela un interessante riconoscimento alle imprese" commenta l’amministratore delegato di Randstad Italia Marco Ceresa. Ma la mancanza di ottimismo "nazionale" non è però da leggere come sfiducia verso il paese, quanto invece come un segnale di cambiamento: “Cresce la consapevolezza che il mercato del lavoro è in evoluzione e che i lavoratori devono adattarsi sempre di più a nuovi contesti ed esigenze della domanda" spiega Ceresa. "per esempio, la sfida della valorizzazione dei lavoratori over 50, la digitalizzazione, il ruolo della tecnologia”.

Se gli italiani hanno aspettative positive sull'andamento economico delle proprie aziende sono però meno ottimisti sulle proprie prospettive personali: soltanto il 41% si aspetta di ricevere un aumento di stipendio alla fine dell’anno (contro il 53% della media globale), e solo il 44% si aspetta di ricevere alla fine dell'anno un bonus una tantum, contro il 50% della media dei paesi analizzati.

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