La pubblicità sostiene concorrenza e innovazione: in Europa ogni euro speso in adv produce 7 euro di Pil
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La pubblicità è l’anima del commercio, ma è anche un motore che alimenta la concorrenza e l’innovazione del mercato, contribuendo alla crescita economica dei paesi. È la pubblicità che fornisce ai consumatori informazioni su prodotti e servizi, ampliandone così la possibilità di scelta e, di conseguenza, stimolando le aziende a innovare per restare competitive.

Il contributo economico e sociale della pubblicità nei paesi dell’Unione Europea è stato quantificato dallo studio Value of Advertising, condotto da Deloitte per conto della World Federation of Advertisers (il cui referente italiano è UPA), attraverso un modello econometrico basato sui dati degli investimenti pubblicitari relativi agli ultimi 17 anni: la ricerca ha evidenziato che nell'Europa a 28 ogni euro speso in pubblicità produce 7 euro di Pil. Ciò significa che i 92 miliardi spesi in pubblicità nel 2014 hanno prodotto 643 miliardi di Pil, contribuendo al 4,6% della ricchezza prodotta nell’Unione.

La pubblicità inoltre ha contribuito a creare, direttamente o indirettamente, 5,8 milioni di posti di lavoro, pari al 2,6% dell'occupazione europea. Il 16% dei posti di lavoro fa capo direttamente alla produzione pubblicitaria, il 10% sono posti di lavoro nei media, nell’online e nella produzione di contenuti finanziati in tutto o in parte dall'advertising (il 75% dei ricavi delle radio e il 40% dei ricavi TV provengono dalla pubblicità) e il 74% sono posti di lavoro generati indirettamente dall’attività economica stimolata dall’advertising.

Ed è sempre la pubblicità, sottolinea il report, che permette alle persone di fruire di una lunga serie di servizi a un costo bassissimo, se non addirittura gratuitamente: email e social media, per esempio si sostengono con la pubblicità, così come i motori di ricerca. TV e giornali (online e offline) sarebbero molto più cari senza la pubblicità, e senza questa fonte di finanziamento si ridurrebbero la pluralità e l’indipendenza dell’informazione. L’Europa senza pubblicità, conclude Deloitte, sarebbe più povera, meno informata e meno competitiva.

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