Inglese lingua della competitività internazionale: ecco i paesi che lo parlano meglio
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Nonostante i madrelingua siano solo 375 milioni, l’inglese è parlato – più o meno bene – da un miliardo e mezzo di persone, numero che lo rende la lingua franca del mondo e il mezzo di comunicazione internazionale per eccellenza. L’inglese è anche elemento chiave della competitività economica, sia a livello individuale che nazionale: una maggiore conoscenza della lingua inglese è correlata a redditi più elevati, a una migliore qualità della vita, ad ambienti aziendali più dinamici, a una maggiore diffusione di internet e a più innovazione. E, naturalmente, a una maggiore capacità di internazionalizzazione delle imprese.

I partner di business che sanno l’inglese sono favoriti
A dirlo è l’English Proficiency Index di Education First, indagine condotta su 950mila adulti in 72 paesi che analizza il livello di conoscenza dell’inglese nel mondo e secondo la quale la padronanza dell'inglese è anche una delle poche competenze che, in un quadro economico globale di instabilità, ha una provata capacità di generare opportunità e rafforzare il potenziale di occupazione. Un numero crescente di aziende nel mondo sta adottando l’inglese come “lingua corporate” per evitare difficoltà di comunicazione, e l’inglese è anche fattore di competitività nell’incoming degli eventi: secondo Education First, infatti, nei rapporti di business con l’estero l’81% delle aziende tende a scartare partner che dimostrano di saperlo poco.

Il nord Europa ha la migliore padronanza della lingua
L’area del mondo con la migliore conoscenza dell’inglese è l’Europa, e in particolare i paesi del nord, che occupano le prime posizioni della graduatoria. Al primo posto c’è l’Olanda, con un indice di padronanza di 72,1 (su un massimo di 100), seguita da Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Singapore (unico paese asiatico nella parte alta della classifica) e Lussemburgo, tutti classificati con un “alto” livello di competenza nella lingua. Nella fascia di competenza definita “buona” figurano per la maggior parte ancora paesi europei, con l’eccezione di Malaysia e Filippine, rispettivamente al 12° e 13° posto, e Argentina (al 19° posto), unico paese del Sudamerica a emergere in un continente dove i livelli di conoscenza dell’inglese sono classificati altrimenti come “basso” o “molto basso”.

Italia quasi ultima in Europa ma migliorano le competenze dei giovani
L’Italia è al 28° posto della classifica internazionale, nella fascia definita di conoscenza “moderata” dell’inglese e con un indice pari a 54,6: benché Education First sottolinei che la padronanza della lingua fra gli italiani con meno di 30 anni sia in crescita, il Belpaese risulta essere fanalino di coda in Europa: fanno meglio persino tutti i paesi dell’ex blocco sovietico (dalla Polonia alla Serbia, dalla Romania alla Bulgaria), mentre a livello continentale i paesi con conoscenza dell’inglese inferiore a quella italiana sono Francia (29° posto), Russia (34°), Ucraina (41°) e Turchia (51°). Per i paesi con il più basso livello di competenza – ultimi in classifica sono Arabia Saudita, Cambogia, Laos, Libia e Iraq – la generale mancanza di conoscenza della lingua ostacola la possibilità di attrarre investimenti stranieri e alimentare il business in settori globali.

L’inglese nelle aziende
Il report afferma inoltre che le donne parlano inglese meglio degli uomini in quasi tutti i paesi e i gruppi di età, e che in tutto il mondo la conoscenza dell’inglese tende a essere migliore fra i giovani adulti d'età 18-25 anni. Dall’analisi più specifica a livello professionale e aziendale emerge inoltre che in generale la conoscenza dell'inglese nella forza lavoro ha una correlazione positiva con indicatori di innovazione, trasparenza e facilità di fare affari. Gli alti dirigenti sanno l’inglese meno bene rispetto ai manager sotto di loro, probabilmente a causa della differenza generazionale; le grandi aziende hanno punteggi di competenza più elevati, mentre nelle piccole aziende, nonostante la necessità di internazionalizzarsi, la conoscenza dell’inglese è meno diffusa. Nelle aziende più grandi che si sono già globalizzate, lo studio evidenzia invece un divario linguistico tra una élite che viaggia in tutto il mondo e parla inglese, e i dipendenti locali, che possono lavorare solo nel loro paese..

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