Sostenibilità negli eventi: ecco le pratiche più diffuse per la riduzione dell’impatto
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Le aziende e le agenzie vorrebbero che i fornitori includessero automaticamente nei preventivi le opzioni per rendere gli eventi più sostenibili, senza doverne fare richiesta; i fornitori, invece, si attivano con proposte per la riduzione dell’impatto solo se il cliente ne fa domanda specifica, perdendo forse qualche opportunità. E però i committenti degli eventi sono propensi ad adottare pratiche di sostenibilità a patto che il costo aggiuntivo venga assorbito dai fornitori, perché – è la tesi – sono loro a beneficiare dei risparmi generati dalla maggior parte delle azioni di riduzione dell’impatto.

Sulle azioni per rendere gli eventi più sostenibili ci sono dunque alcune contrapposizioni fra clienti e fornitori, ma la realtà è che negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi avanti, e che molte buone pratiche sono ormai state acquisite sia dai committenti che dai fornitori. Il punto su come il mercato degli eventi sta affrontando il tema della riduzione dell’impatto – ambientale e sociale – degli eventi lo fa il report Sustainable Meeting and Event Practices: The State of the Industry promosso dal Convention Industry Council, che ha intervistato aziende, agenzie e fornitori dei 5 continenti per capire quali sono a oggi le pratiche di sostenibilità più adottate e quali le problematiche più diffuse.

Le pratiche di sostenibilità più diffuse
La prima evidenza è che ad adottare pratiche di sostenibilità sono soprattutto i fornitori, ai quali fanno capo gli aspetti più “tecnici” dell’evento: le azioni più richieste dai planner, indica il report, sono infatti la raccolta dei rifiuti riciclabili (la richiede il 73% degli organizzatori), le opzioni vegetariane nei menù (65%), i menù speciali per le allergie (59%), l’illuminazione a basso consumo (58%), cibi e ingredienti a chilometro zero o comunque di produzione locale (56,6%), i dispenser d’acqua per limitare l’uso delle bottiglie (56%), la donazione del cibo non consumato a enti di beneficienza (55,3%), il riuso della biancheria da camera negli alberghi (53%), i programmi di volontariato aziendale nella destinazione (52%), la raccolta differenziata dei rifiuti organici (51%) e l’uso di app dell’evento per ridurre il consumo di carta (50%). Il dato positivo è che molte di queste pratiche sono richieste da una significativa maggioranza di event planner, a conferma che la sostenibilità è una cosapevolezza ormai diffusa.

I risultati di cui si tiene traccia
L’altro lato della medaglia è invece quello relativo alla misurazione delle azioni sostenute, che serve per dare loro una dimensione concreta e indirizzare le azioni future e che invece è ancora in fase iniziale. Anche in questo caso, le aziende e le agenzie che tracciano le pratiche di sostenibilità sono poche (fra il 20 e il 25%), mentre i fornitori sono più attivi. Gli indicatori più richiesti dagli stessi event planner sono la quantità di energia elettrica usata per l’evento (che è misurata dal 55,6% dei fornitori), la percentuale di rifiuti destinata al riciclo (tracciata dal 51%) e al compostaggio (35%), le ore di volontariato dei dipendenti a favore della comunità o della destinazione dove si è svolto l’evento (33%), il denaro donato (28,6%) e la quantità di materiali che si è evitato di usare grazie alle alternative sostenibili (19%).

Manca la comunicazione attiva ai partecipanti
Lo studio ha rilevato che le aziende sono poco interessate a comunicare attivamente ai partecipanti gli aspetti di sostenibilità dell’evento: le informazioni sono disponibili – generalmente sul sito web dell’azienda – e chi comunica lo fa con email dedicate oppure attraverso i report annuali di sostenibilità, ma sembra che nella maggior parte dei casi i partecipanti, se interessati, debbano attivarsi per sapere quali azioni vengono effettivamente adottate.

La necessità di criteri di misurazione semplici e omogenei
Complessivamente, sottolinea il report, gli intervistati sono soddisfatti dei progressi fatti in tema di sostenibilità degli eventi, ma affermano che c’è ancora molto lavoro da fare. In particolare, hanno detto aziende, agenzie e fornitori, servono criteri di misurazione semplificati e omogenei che rendano i dati certi e comparabili. Il Convention Industry Council ha inoltre sviluppato standard di sostenibilità per gli eventi (APEX/ASTM Environmentally Sustainable Event Standards) con relativa certificazione, ma l’indagine ha evidenziato che pochi event planner ne sono a conoscenza e che chi la conosce spesso non la adotta per questioni di costi e complessità della documentazione richiesta, indicando quindi la necessità di un sistema di certificazione più snello, semplice e accessibile.

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