I falsi miti del social media marketing: 5 aspettative da rivedere
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Per quanto grande ne sia il potenziale, i social media non sono la bacchetta magica del marketing: per “funzionare” devono essere usati non solo strategicamente, ma anche con aspettative realistiche su ciò che possono o non possono ottenere. E nonostante il social media marketing sia una disciplina ormai non più nuova, molte aziende sono ancora convinte che basti aprire una pagina Facebook per moltiplicare le vendite, o che postare un invito su LinkedIn sia sufficiente per riempire la sala di un evento.

A esaminare i falsi miti del social media marketing, cioè le errate convinzioni che alimentano le aspettative poco realistiche delle aziende, è un post di Melonie Dodaro su Social Media Today, nel quale l’autrice sottolinea che se le attività social non portano risultati, nella maggior parte dei casi non è perché non funzionino, ma perché sono state intraprese con scarsa consapevolezza delle loro effettive potenzialità. Ecco le 5 aspettative da correggere.

Il marketing social funziona meglio se l'azienda è presente su tutte le piattaforme
Molte aziende sono ancora convinte che “quanto più, tanto meglio”, anche se nel caso del social media marketing l’assioma non è né vero né efficace. La prima ragione, e più ovvia, per cui non è vero, è che occorre presidiare i canali dove si trova il proprio pubblico o il proprio target di clienti, ed è inutile presidiarne altri. Ciò però presuppone un’analisi preventiva dei comportamenti e delle conversazioni che non tutte le aziende possono o vogliono fare, preferendo l’approccio semplificato dell’onnipresenza. La seconda ragione è che i canali social da presidiare devono essere quelli che si riesce a gestire bene e con continuità, e poche aziende hanno tempo e risorse da dedicare a tante piattaforme. Ma se non si curano i contenuti e non si mantiene attivo il dialogo con la community, il rischio è di gestire male tanti canali trasformando l’attività social in un boomerang. La terza ragione è che non è tutto oro quello che luccica, soprattutto in termini di nuove piattaforme social: prima di avviare la presenza di brand su un social nato da poco è meglio attendere e vedere come si sviluppa, per evitare di perdere tempo con meteore che scompaiono in breve tempo.

Uno stesso post può essere pubblicato su tutte le piattaforme
È un classico del risparmio di tempo: si crea un post e lo si pubblica tale e quale su tutte le piattaforme. Niente di più sbagliato, afferma la Dodaro, perché ogni canale social ha le sue specificità, i suoi format e il suo target di utenti. Se su LinkedIn tono e contenuti devono essere professionali, su Instagram occorre declinare il messaggio in maniera grafica o visuale, tanto per fare un esempio. Il contenuto in sé può essere lo stesso, ma è il modo e il format con cui lo si proprone che deve adattarsi al canale e alle aspettative dei suoi utenti.

L’efficacia della strategia social si misura in base al numero di follower
Il numero di fan, follower o amici – in definitiva il numero di connessioni – non è di per sé un indicatore di successo social. Si può avere una community piccola ma molto reattiva e molto coinvolta, dove ogni post porta a un’interazione e dove gli utenti si trasformano in clienti oppure in ambasciatori del brand. Di fatto, non sempre i grandi numeri fanno la qualità, e l’efficacia della strategia social deve essere misurata sugli obiettivi concreti che ci si è posti prima di intraprendere l’attività.

L’attività social porta risultati velocemente
L’idea dominante è che sia sufficiente aprire un account di brand e cominciare a postare per vedere fioccare i like e ottenere risultati nell’arco di un paio di mesi. In realtà, dice la Dodaro, costruire una community social richiede tempo e pazienza: la maggior parte delle aziende ci deve lavorare da sei mesi a un anno prima di ottenere risultati apprezzabili, perché la crescita organica dell’audience è lenta. Certo, si può velocizzare il processo investendo in pubblicità o sponsorizzazione di post, ma poi occorre investire anche nella gestione della community e nei contenuti di marketing, che devono tenere il passo e mantenere alto l’engagement.

Presentare prodotti e servizi sui social media porta a un incremento delle vendite
Le aziende, sostiene la Dodaro, si aspettano ancora che quando presentano un prodotto o un servizio sui canali social gli utenti ascoltino, si interessino e acquistino. In realtà è difficile che la promozione porti risultati immediati, perché le persone sono inondate da messaggi promozionali. La logica della relazione social è basata invece sull’ascolto delle esigenze del proprio target e sulla creazione di contenuti, professionali, di intrattenimento o di altro tipo, che generano interesse. Da quelli si parte per costruire una relazione con l’utente, in un processo “di avvicinamento” graduale. Per esempio, si può promuovere sui social un report professionale (o un coupon di sconto) e inviarlo a chi fornisce il proprio indirizzo email, che sarà poi usato per inviare altri contenuti e, in base al comportamento di risposta dell’utente, una successiva offerta commerciale. L’importante, è la conclusione, è costruire una strategia e perseguirla passo per passo, sapendo che niente, nemmeno nel marketing social, accade per caso.

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