Startup, 4 proposte per sostenere la filiera dell’innovazione e creare valore per il sistema Italia
A
Le startup come chiave di volta per stimolare l’innovazione e accrescere la competitività del sistema paese. Anche l’Italia lo ha capito, e a partire dal 2012 ha introdotto normative specifiche volte a favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico. Gli interventi hanno portato al risultato concreto della costituzione di oltre 6mila startup innovative, portando nel contempo l’Italia al secondo posto in Europa per politiche strategiche a supporto delle startup.

Tutto bene quindi? Quasi, perché le politiche in essere vanno comunque consolidate, “manutenute” e corrette laddove non hanno dato gli esiti auspicati. A dirlo sono le 7 associazioni che riuniscono la filiera del sostegno e del finanziamento alle startup (AIFI, APSTI, Endeavor, IBAN, Italia Startup, PNICube, Roma Startup), che hanno elaborato – per la prima volta insieme – un manifesto unitario con proposte concrete alle istituzioni e al governo per fare avanzare ulteriormente l’Italia sui fronti dell’innovazione, della capacità di attrarre talenti e capitali per recuperare il gap nello sviluppo d’imprese, della creazione di posti di lavoro qualificati e quindi della creazione di valore diffuso.

Le proposte interessano 4 aree tematiche: l’attrazione dei talenti, il rafforzamento delle fonti di capitali a disposizione delle startup, la semplificazione fiscale e il sistema delle acquisizioni da parte di imprese più grandi, il cosiddetto “mercato dell’exit”.

Ottimizzare i visti per i talenti "in entrata" e mitigare il rischio per chi avvia una startup
In tema di talenti, il manifesto si focalizza sul perfezionamento del sistema dei visti d’ingresso in Italia per migliorare l’efficacia del visto “startup”, ancora troppo poco flessibile, e sugli interventi per agevolare il processo di contaminazione tra il mondo della ricerca e quello della creazione di nuove imprese: per sostenere la propensione a fare impresa occorre mitigare il rischio, per esempio tutelando e conservando il posto di lavoro per i ricercatori che decidono di avviare una startup.

Incentivare gli investitori e azzerare le tasse per le startup appena nate
In tema di capitali la proposta è di potenziare gli incentivi fiscali esistenti, in termini di incisività e durata, per moltiplicare le fonti di capitale a favore delle nuove imprese. La richiesta è anche quella di maggiore flessibilità nella normativa fiscale che riguarda gli investimenti in progetti in fase preseed e seed, oggi troppo rigida e di fatto non sostenibile. In ambito semplificazione, invece, il manifesto identifica la necessità di portare a zero gli oneri fiscali in fase di “tentativo di impresa”, per esempio costituendo un regime alternativo che esenti le startup dagli adempimenti fiscali quando sono ancora in un fase di vita precaria.

Favorire l'acquisizione delle startup da parte delle imprese italiane
Infine la questione “exit”, cioè l’acquisizione delle startup da parte di imprese consolidate. Aspetto da incentivare fiscalmente per 3 motivi principali: le acquisizioni portano liquidità nel mercato del venture capital e a chi investe in startup, rimettendo in circolo il denaro per ulteriori investimenti; accelera il tasso di innovatività delle imprese italiane e permette di tenere in Italia le tecnologie e le menti imprenditoriali che altrimenti, se acquisite da aziende estere, tendono a trasferirsi.

Commenta su Facebook

Altro su...

Aziende