Addio petrolio, è il momento della tecnologia: le 6 aziende più quotate del mondo nel 2006 e nel 2016
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Un altro mondo, quello di dieci anni fa. Nel 2006 Facebook e YouTube erano nati da poco, Twitter andava online per la prima volta il 21 marzo, il primo iPhone, che avrebbe aperto la strada all’avvento degli smartphone, sarebbe stato venduto solo un anno dopo. Amazon e Google esistevano già da un po’, ma con ambizioni e dimensioni ben diverse dalle attuali. Realtà virtuale e intelligenza artificiale erano per lo più confinate all’uso professionale di pochi.

Dieci anni fa le aziende più quotate del mondo, cioè quelle a maggiore capitalizzazione di mercato, erano prevalentemente espressione della “old economy”: al primo posto c’era il gigante petrolifero ExxonMobil con 362,5 miliardi di dollari (la capitalizzazione è il valore complessivo di tutte le azioni di un’azienda), seguito da General Electric con 348,5 miliardi e da Microsoft, unica azienda tecnologica di punta dello scorso decennio con una capitalizzazione di 279 miliardi. Poi la finanziaria Citygroup a 230,9 miliardi e quindi altre due società petrolifere, BP con 225,9 miliardi e Royal Dutch Shell con 203,5.

Il fast forward ad agosto 2016, segnala il fondo di investimenti in società digital e tecnologia P101, presenta uno scenario completamente diverso. L’azienda a maggiore capitalizzazione di mercato è Apple, le cui azioni valgono complessivamente 571,4 miliardi di dollari. Poi Alphabet (la nuova denominazione societaria di Google e delle sue controllate) con 530,6 miliardi. Ancora terza a distanza di dieci anni Microsoft con 445,5 miliardi, seguita da Amazon con 362,4 miliardi ed Exxon Mobil, che resiste con un valore (pur in discesa) di 356 miliardi. Chiude Facebook, con una capitalizzazione di 355,6 miliardi di dollari.

Oggi 5 fra le 6 aziende di maggior valore al mondo sono tecnologiche, sottolinea P101, e ciò non può non essere considerato un fattore rilevante, soprattutto sul fronte degli investimenti. Ma non si pensi che le “migliori” aziende tecnologiche di oggi – in termini di grandezza, posizione nello stock market o rapidità di crescita – siano necessariamente anche i big di domani, perché nessuno è al sicuro dalla “digital disruption”. La trasformazione digitale, indica P101, dovrebbe sempre essere nell’agenda di ogni CEO, perché l’unico modo per garantire la sopravvivenza di una realtà tecnologica (e non) è l’innovazione continua, la ricerca di soluzioni sempre nuove per migliorarsi, mutare forma, adattarsi ai cambiamenti del mercato e, meglio ancora, anticiparli.

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