In Italia si compra online per 20 miliardi di euro, l’e-commerce in crescita spinge l’export del made in Italy
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Cresce molto l’ecommerce italiano, ma non tanto quanto quello dei paesi più maturi, dove numeri e volumi sono quasi quadrupli rispetto ai nostri. In Italia si compra online il 5% del totale acquisti retail per un valore di 20 miliardi di euro (a +18% rispetto al 2015) , ma in posti come Corea, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Francia o Germania, la quota dell’ecommerce sul totale retail è intorno al 15%-20%. In Italia si compra online prevalentemente turismo (44% del totale), ma crescono rapidamente anche elettronica di consumo, abbigliamento, arredamento e food, tutti settori che quest’anno presentano incrementi di transato a due cifre rispetto al 2015.

I dati dell’Osservatorio eCommerce B2C condotto dal Politecnico di Milano e da Netcomm non soddisfano però Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital del Politecnico: “L’Italia non riesce a recuperare terreno rispetto ai mercati esteri comparabili al nostro  ome UK, Francia e Germania. In questo scenario, l’offerta è chiamata a un esame di maturità. Servono capacità di investimento e di innovazione per rendere sempre più semplice e appagante l’esperienza di acquisto, pazienza, intesa come consapevolezza di non poter essere profittevoli da subito, e coraggio, cioè credere con determinazione di potercela fare”.

Gli italiani che quest’anno hanno effettuato almeno un acquisto online sono 19 milioni, il 7% più dell’anno scorso e il 60% degli utenti del web, mentre gli acquirenti abituali, che fanno cioè almeno un acquisto al mese, sono 12,9 milioni e generano il 91% della spesa in ecommerce con una media annua di 1.382 euro ciascuno. Il bacino di utenti dell’ecommerce B2C italiano è decisamente inferiore a quello dei principali mercati: nel Regno Unito comprano online 48 milioni di persone (l’85% degli utenti del web), in Germania 55 milioni (l’81%) e in Francia 41 milioni (il 76%).

Tuttavia, il canale digitale favorisce l’export che, inteso come il valore delle vendite da siti italiani a consumatori stranieri, cresce del 17% e supera i 3,4 miliardi di euro. Turismo e abbigliamento sono l’offerta più matura e più incisiva: il turismo vale il 42% delle esportazioni online e l’abbigliamento il 36%, ma è l’abbigliamento a detenere la quota più elevata di vendite all’estero (42%) sul totale venduto online. La forza e la notorietà dei brand, le competenze digitali sviluppate dal settore nel corso degli anni e la carenza di offerta sui canali tradizionali all’estero sono le ragioni principali del successo dell’abbigliamento fuori dai confini nazionali. Altri comparti dove i brand italiani godono di ottima reputazione all’estero (arredamento e food) contribuiscono solo marginalmente all’export, causa un’offerta poco sviluppata e di alte complessità operative.

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