A che punto è l’incentive: 6 temi che influenzano l’andamento della domanda
A
“Il settore dei viaggi, e quindi anche quello dei viaggi di incentivazione, è molto influenzato dagli avvenimenti mondiali. E quest’anno, fra incertezza economica, terrorismo, calamità naturali ed emergenze sanitarie (il virus Zika) di cose ne sono successe parecchie. E tuttavia, quello dell’incentive è un settore che continua a rimanere solido”.

Così Tina Weede, vicepresidente ricerca e formazione della Site Foundation, presenta l’edizione 2017 del Site Index, il report dell’associazione internazionale dei professionisti della motivazione sullo stato dei viaggi incentive. Condotta tramite interviste a 600 rappresentanti della filiera (corporate, agenzie, desitinazioni fornitori) di 62 paesi, la ricerca indaga i principali temi che attualmente influenzano l’andamento della domanda, evidenziando i punti di forza e di vulnerabilità di uno dei principali strumenti di motivazione aziendale. Eccoli.  

Il viaggio incentive funziona?
Sì, funziona. La totalità dei buyer pensa che sia uno strumento molto o abbastanza efficace per raggiungere specifici obiettivi aziendali, e l’80% ritiene che sia un forte elemento motivazionale capace di incrementare le performance lavorative di chi vi partecipa. Il 60% di chi compra prodotti e servizi per l’incentive indica inoltre che nel corso dei prossimi 12 mesi la propria azienda incrementerà il numero di dipendenti titolati a partecipare ai viaggi di incentivazione.

Il clima economico
L’aumento delle tariffe aeree ha certamente un impatto negativo sulla domanda di incentive, ma la filiera – sia buyer che seller, ma soprattutto i seller – è preoccupata dell’incerto clima economico, che si teme possa ridurre o ridimensionare la programmazione. La creazione di valore diventa quindi un fattore determinante, e il 76% dei fornitori lavora attivamente su creatività e programmi innovativi per offrire ai propri clienti maggiore valore aggiunto.  

Terrorismo e sicurezza ai confini
Il terrorismo, vera piaga della nostra epoca, è un potenziale azzeratore di viaggi di incentivazione. Secondo 8 buyer su 10, la minaccia terroristica ha avuto un’influenza negativa sulla decisione di programmare viaggi: i più preoccupati sono i buyer europei, nella misura dell’85%, seguiti dagli asiatici e dai nordamericani. Anche l’aumentata sicurezza ai confini è percepita come un ostacolo e scoraggia un quarto dei committenti.

Il lato debole dell’incentive
Misurare i risultati dei programmi di incentivazione in termini di incremento di vendite, profitti, produttività – o qualunque ne sia l’obiettivo – è una pratica molto poco diffusa: a farlo sempre o quasi sempre è solo il 23% del corporate e il 24% delle agenzie, e la ragione è che il management aziendale non chiede di misurare il ritorno sull’investimento. Ma come qualunque altro investimento, anche quello sui viaggi incentive deve dimostrare di essere efficace, pena la vulnerabilità dello strumento: ciò che non ha un valore dimostrato non è ritenuto prioritario.

L’effetto disintermediazione
La disintermediazione nel settore viaggi è considerata un problema dalle agenzie che organizzano viaggi incentive e che hanno registrato un calo nella spesa media per partecipante: il 70% ritiene che ciò sia dovuto al crescente numero di clienti corporate che vanno direttamente dai fornitori, determinando un impatto negativo sull’attività dell’agenzia.

Le destinazioni
Nonostante le preoccupazioni per economia, terrorismo e sicurezza, il 49% dei buyer (sia corporate sia agenzie) pensa che nei prossimi 12 mesi il il budget per i viaggi incentive salirà. E le destinazioni in maggior crescita sono Europa Occidentale, Caraibi e Nord America, anche se le preferenze differiscono molto a seconda della provenienza del committente. Per esempio, i buyer asiatici sono inclini a utilizzare destinazioni internazionali, mentre americani ed europei propendono per viaggi all’interno dei confini nazionali o comunque a breve raggio.

Commenta su Facebook