Censis: la comunicazione è digitale ma la disintermediazione del web alimenta la cultura antisistema
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Tre quarti degli italiani usano il web, e due terzi hanno uno smartphone. Social network e piattaforme online sono diventati indispensabili nella vita quotidiana degli italiani, che consumano sempre più comunicazione digitale a spese di quella tradizionale, con l’eccezione di tv e radio, in ottima salute. E anche negli anni della crisi gli italiani hanno continuato a spendere sui dispositivi connessi perché la rete ne ha aumentato il potere individuale di disintermediazione, consentendo loro di risparmiare tempo e soldi ma anche alimentando quella cultura antisistema che si sta diffondendo in tutto l’Occidente.

Internet a livelli record
Questi i punti salienti del 13° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione presentato ieri a Roma, nel quale l’istituto di ricerca sottolinea i dati record della diffusione di internet in Italia: a usare il web è attualmente il 74% degli italiani, contro il 45% di solo dieci anni fa. E la popolazione sotto i trent’anni è oggi di fatto completamente connessa, con una percentuale che si aggira intorno al 96%.

Il boom di smartphone, Facebook e WhatsApp
A contribuire alla diffusione del web sono gli smartphone, in vera fase espansiva: li usa il 65% degli italiani, il 12% più dell’anno scorso, segnando una crescita superiore a quella di qualsiasi altro mezzo. E sulla quasi totalità degli smartphone italiani è installato WhatsApp, che è utilizzato dal 61% della popolazione, la più alta percentuale di penetrazione di un social network in Italia. Facebook è utilizzato dal 56% degli italiani, con picchi dell’89% fra i giovani e del 73% fra i diplomati e laureati (di tutte le età).

I consumi tecnologici per risparmiare tempo e soldi
Il fenomeno interessante, sottolinea il Censis, è che il boom dei dispositivi tecnologici che hanno permesso la diffusione del web è avvenuto in un decennio di forte crisi economica, durante il quale gli italiani hanno ridotto i consumi generali del 5,7 ma aumentato quelli tecnologici del 190%. E questo perché l’investimento in tecnologia è servito ad aumentare il potere individuale di disintermediazione. “Usare internet per informarsi, prenotare viaggi e vacanze, acquistare beni e servizi, guardare film o seguire partite di calcio, entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche o svolgere operazioni bancarie, ha significato spendere meno soldi o anche solo sprecare meno tempo: in ogni caso, guadagnare qualcosa” sostiene il Censis.

Il lato oscuro della disintermediazione
La disintermediazione resa possibile dalla rete ha però anche un lato oscuro, sottolinea il Censis: il suo potenziale di emancipazione si affianca oggi alla sfiducia verso le diverse forme di autorità costituite, amplificandola e radicando la convinzione che la rete possa fornire risposte ai bisogni della collettività più efficaci, veloci, trasparenti ed economiche di quelle offerte dai soggetti tradizionali. Una convinzione che è poi il terreno fertile su cui attecchiscono le mutevoli forme del populismo che si stanno diffondendo in Italia e in Occidente.

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