Il viaggio di lavoro migliora la produttività: per metà degli italiani è un fattore motivazionale
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Le trasferte piacciono a chi ha un lavoro e fanno gola a chi lo sta cercando. Il 46% dei dipendenti è più motivato – e quindi lavora meglio e di più – quando può viaggiare per conto della propria azienda, e il 45% di chi risponde alle offerte di impiego dà la precedenza a quelle in cui si chiede disponibilità agli spostamenti.

Il quadro, che sfata il mito secondo cui i viaggi di lavoro sono stressanti e quindi poco graditi, è quello tracciato da Jobrapido con una ricerca condotta all’interno della propria community italiana.

I viaggi di lavoro sono apprezzati perché permettono di migliorare le proprie competenze e skill personali aumentando le possibilità di fare carriera. Il 40% degli intervistati ritiene infatti che scoprire nuove destinazioni e conoscere nuove persone sia una fonte di stimolo professionale, e il 25% che viaggiare è fondamentale per crescere più rapidamente. Solo il 15% ha qualche riserva, rendendosi disponibile a spostarsi solo agli inizi del proprio percorso lavorativo per dedicare poi più tempo possibile alla propria famiglia.

Le tecnologie che permettono di comunicare senza la necessità di incontrarsi non sembrano ridurre l'esigenza di andare in trasferta. Per il 54% delle persone confrontarsi con colleghi e clienti con le videoconferenze e le videochiamate non sarà mai tanto efficace quanto farlo parlando faccia a faccia. Solo il 16% pensa invece che le nuove risorse tecnologiche e i social media riusciranno a eliminare la necessità di fare viaggi di lavoro.

Non tutti però sono entusiasti quando arriva il momento di preparare le valigie. Il 10% di chi viaggia per lavoro vive con apprensione la trasferta perché ha paura di non sentirsi a proprio agio fuori dall’ambiente familiare dell’azienda. E il 25% di chi cerca lavoro non vuole fare molte trasferte perché preferisce la stabilità e la rassicurante routine di una professione in cui la sede e gli orari di lavoro sono sempre gli stessi.

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