Il fenomeno dei “destination wedding”: i matrimoni degli stranieri portano in Italia 380 milioni di euro e 1,1 milioni di presenze
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Al netto delle star del cinema e dello spettacolo, di ricchi (e magari eccentrici) inglesi e americani che venivano a sposarsi in Italia ce ne sono sempre stati. Ma benché i cosiddetti “destination wedding”, cioè i matrimoni celebrati in un paese diverso da quello dove vivono gli sposi, siano da noi un fenomeno consolidato, negli ultimi anni si è assistito a un significativo trend di crescita.

I volumi del “destination wedding”
Ora a sposarsi nel Belpaese non vengono più solo inglesi e americani, e nemmeno più solo coppie di eccentrici: nel solo 2015 i “destination wedding” celebrati in tutto il paese (con annesse feste e celebrazioni) sono stati 7mila, con una media di 47 invitati e 54mila euro di spesa per ognuno. Facendo le somme ne emerge un mercato da 380 milioni di euro che ha generato 333mila arrivi e 1.1 milioni di presenze turistiche in tutto il paese.

Da dove arrivano gli sposi
La fotografia del comparto destination wedding è stata scattata dal Centro Studi Turistici di Firenze, che dopo il focus sulla Toscana ha ora ampliato il campo di indagine per misurare le dimensioni del fenomeno a livello nazionale. Le rilevazioni condotte indicano che a celebrare le nozze in Italia sono ancora soprattutto inglesi (26,4%) e americani (20,7%), ma che gli sposi arrivano anche da molti altri paesi: Australia (8,4%), Irlanda (5,4%), Germania (4,9%), Canada (4,6%), Russia (3,3%), Francia (3,0%), Brasile (2,4%), Svizzera (1,9%). Indiani ed emiratini sono ancora pochi e non fanno percentuale ma, assicura l’indagine, sono quelli che in assoluto portano gli eventi a più alto impatto economico.

Destinazioni e location preferite
Il filone nozze è un grande generatore di business: per i 7.000 matrimoni del 2015 sono state coinvolte ben 8.200 location, soprattutto alberghi di lusso e ville, che insieme hanno ospitato quasi il 60% degli eventi, ma anche ristoranti, agriturismi e castelli, pur se in misura minore. E poi un gran numero di professionisti, fra cui più di 3.000 wedding planner, 7.300 fotografi e 1.200 video maker. La regione più ambita è stata la Toscana, che ha intercettato il 32,1% del mercato con un fatturato stimato di 122,7 milioni di euro, seguita dalla Lombardia, con il 15,8% e un fatturato di 59,3 milioni. Altre regioni con significativi flussi di destination wedding sono Campania, Veneto e Lazio, e cominciano a emergere anche Puglia, Sicilia e Umbria.

I tratti distintivi per provenienza
L’analisi del Centro Studi Turistici di Firenze evidenzia anche alcuni tratti distintivi dei committenti per paese di provenienza: gli inglesi (dopo indiani ed emiratini) sono quelli che spendono di più (in media 60mila euro), che hanno più invitati (56) e che, come i tedeschi, prediligono i matrimoni in villa; americani, australiani e irlandesi preferiscono invece gli alberghi di lusso. Tutti, tranne gli irlandesi, scelgono per venire a sposarsi in Italia prevalentemente la stagione estiva.

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