L’ascesa della sharing economy: in Europa varrà 570 miliardi entro il 2025, in Italia 4 scenari di possibile sviluppo
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Il prossimo decennio sarà quello del boom, ed entro il 2025 arriverà a valere nella sola Europa 570 miliardi di euro, con un incremento di quasi 20 volte il valore attuale, stimato in 28 miliardi. La sharing economy, intesa come quella forma di consumo basata sul noleggio o la condivisione di beni e servizi dove le transazioni economiche avvengono attraverso piattaforme digitali, sarà “spinta” dalle nuove generazioni di consumatori e nel giro di pochi anni porrà una seria sfida ai modelli di business tradizionali.

La previsione è di PwC, che suddivide gli ambiti di attività della sharing economy in 5 settori prevalenti (finanza collaborativa, alloggio, trasporti, servizi per la casa e servizi professionali), ognuno dei quali, è la stima, genererà transazioni per circa 100 miliardi di euro. I ricavi andranno all’85% ai fornitori di beni e servizi, mentre la restante parte andrà alle piattaforme digitali di incontro fra domanda e offerta, per un fatturato previsto (in Europa) di 83 miliardi a fronte dei 4 attuali.

Secondo PwC il settore dell’economia collaborativa in più rapida crescita sarà quello dei servizi domestici (veicolati per esempio da piattforme come Deliveroo per la consegna di piatti pronti dai ristoranti o TaskRabbit per affidare le commissioni quotidiane ai nuovi freelance), i cui ricavi aumenteranno nel 50%, mentre il settore dei servizi professionali su richiesta prenderà piede più lentamente, pur con una previsione che ne stima una crescita del valore dall’attuale miliardo ai 20 miliardi del 2025.

L’attuale impatto sull’economia italiana è stato stimato da uno studio condotto dall’Università degli Studi di Pavia per conto di PHD Italia, secondo il quale il valore della sharing economy è oggi di 3,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil nazionale. Da qui al 2025 il valore è destinato ad aumentare, anche se in percentuali diverse a seconda degli scenari socio-economici ipotizzati. Lo scenario “base” è la proiezione di quello presente: considerando gli attuali 6,4 milioni di utenti “forti” della sharing economy in Italia, nel 2025 quegli stessi utenti acquisteranno in sharing per un valore quasi quadruplicato, pari a 14 miliardi.

Un secondo scenario ipotizza che gli utenti italiani della sharing economy raggiungano quota 16,5 milioni nel 2025: in quel caso, il valore dell’economia collaborativa sarà di 19,4 miliardi di euro. Il terzo scenario ipotizza sia l’incremento degli utenti della sharing economy sia quello della popolazione connessa a internet, che nel 2025 porterebbe i fruitori di beni e servizi in sharing a 21,4 milioni con transazioni pari a 25,2 miliardi. Lo studio prende in considerazione anche lo scenario “bolla”: se la sharing economy dovesse rivelarsi una moda passeggera e “sgonfiarsi”, raggiungerebbe comunque un picco di valore di 14 miliardi nel 2019 per poi scendere a 4 miliardi nel 2025.

L’Europa potrà avere un ruolo trainante nelle sviluppo della sharing economy – torna a sottolineare PwC – solo se si doterà di un sistema di regole condivise da tutti gli stati membri. E il progetto della Commissione Europea di un’Agenda europea per la sharing economy va nella direzione giusta, offrendo a ogni paese l’opportunità di rivedere la propria normativa per rimuovere le barriere salvaguardando però la leale competizione, i diritii dei lavoratori e la tutela dei consumatori.

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