Le app più usate da chi viaggia per lavoro: gli italiani vorrebbero pagare le trasferte con lo smartphone
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La tecnologia mobile ha conquistato anche il settore del business travel. Il processo di “consumerizzazione” che porta chi viaggia per lavoro a volere organizzare la propria trasferta business con le stesse modalità  – in autonomia e con un elevato livello di personalizzazione – che utilizza per prenotarsi le vacanze, vede oggi l’adozione massiccia delle app di viaggio da parte dei business traveller, che le utilizzano come strumenti "self service" di gestione della trasferta.

A indagare quanto sono diffuse le app e quali sono le più utilizzate è un monitoraggio condotto dalla Global Business Travel Association su 756 viaggiatori d'affari di 9 paesi, fra cui l’Italia, dal quale emerge un panorama tecnologico frammentato: i viaggiatori d’affari utilizzano infatti un’ampia varietà di app, ricorrendo più spesso a quelle dei fornitori “consumer” che non a quelle sviluppate dalle travel management company, per le quali la sfida – e l’opportunità – è quindi quella di integrare le tecnologie e i servizi più utilizzati in un’unica piattaforma che diventi riferimento per il viaggiatore ottimizzando allo stesso tempo costi e policy dell’azienda.

Secondo il report, i business traveller più indipendenti sul fronte della gestione della trasferta sono americani, italiani e canadesi. Tra i primi, infatti, la percentuale che utilizza applicazioni “self service” per organizzare il proprio viaggio arriva al 78%, cifra che supera di un solo punto quella italiana e di 4 quella canadese. I meno propensi all’autonomia sono i tedeschi: poco più della metà, solo il 54%, si serve di app per organizzarsi il viaggio di lavoro.

A livello globale le app sono impiegate soprattutto per prenotare aerei e alberghi e per fare il check-in dei voli. Rispetto ai colleghi americani, gli europei sono però più propensi a usare le app anche per prenotare i treni e, al contrario, meno disposti a servirsene per riservare taxi e servizi di car-sharing. Gli italiani, in particolare, per i propri viaggi di lavoro usano soprattutto le app delle compagnie aeree (49%), seguite da quelle per prenotare ristoranti (44%) e alberghi (40%).

Comincia a emergere, rileva lo studio GBTA, anche il tema dei pagamenti tramite dispositivi mobili. E a differenza di quello che si potrebbe immaginare, non sono gli americani quelli più attratti dalle app di pagamento o dai portafogli elettronici, bensì spagnoli e italiani, che sarebbero propensi a usarli, rispettivamente, nel 76% e 75% dei casi. Decisamente più restii i nordici, tra i quali la percentuale di “favorevoli” non arriva nemmeno alla metà. fermandosi al 43%.

In tema di sicurezza, i business traveller si mostrano invece poco attenti. Benché il 63% degli intervistati si dica disponibile a dare alla propria azienda il permesso di essere localizzato tramite il proprio dispositivo mobile per ragioni di sicurezza, nell’ultimo anno solo il 22% ha usato una app che gli permettesse di rimanere in contatto con l’azienda e solo il 15% ne ha usata una per segnalare la propria posizione. D’altro canto, segnala GBTA, la maggior parte delle aziende non consiglia ai dipendenti in trasferta nessuna applicazione di viaggio e un quinto o anche meno dispone di app specifiche per i viaggiatori d’affari.

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