Brexit, cosa cambia per il mercato italiano degli eventi
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A sei giorni dal referendum con cui i cittadini britannici si sono espressi in favore dell’uscita dall’Unione Europea le maggiori associazioni internazionali della meeting industry non hanno sentito la necessità di fare dichiarazioni ufficiali in proposito, né hanno presentato ipotesi di nuovi scenari che andrebbero a ridefinire le dinamiche del mercato degli eventi e dei congressi. L’impressione che se ne trae è che la Brexit non avrà significative conseguenze dirette sul settore in Europa, e nemmeno in Italia: l’impatto – ed è ancora troppo presto per valutarlo – sarà semmai tutto sul mercato britannico.

L'agenzia di eventi
Fra chi sostiene che occorra ridimensionare l'agitazione c’è Andrea De Micheli, amministratore delegato di Casta Diva Group cui fa capo l’agenzia Egg Events: “Lo shock della Brexit non tiene conto che il processo sarà molto lento; nell’immediato tutto rimane com’è, e ci vorranno due anni per definire le condizioni di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea in base alle quali fare poi ragionamenti di mercato”. Casta Diva Group ha due uffici nel Regno Unito, a Londra e Manchester, che si occupano di pubblicità e comunicazione, e De Micheli non è minimamente preoccupato per il loro futuro: “La Brexit non cambia niente: Londra continuerà a rimanere destinazione di business e il Regno Unito continuerà ad avere forti legami con l’Europa. Se fra due anni il paese uscirà dal mercato unico europeo gestiremo le sedi britanniche come le altre sedi di fuori Europa”. Nemmeno per il business specifico di Egg Events cambierà granché, assicura De Micheli: “Gli eventi delle aziende continueranno ad andare a Londra e nel Regno Unito, e anche qualora ci fossero diverse specifiche di viaggio dall’Italia (la richiesta del passaporto invece della carta di identità) il dettaglio è tecnico e non rilevante. E se gli headquarter delle multinazionali lasceranno Londra andranno in altre città d’Europa, e per l'Italia è un'opportunità: ciò che si perde da una parte lo si guadagna dall’altra”.

Il Convention Bureau Italia
Diverse da quelle degli eventi aziendali sono le dinamiche dei congressi internazionali: “Il principio di rotazione dei congressi sulle destinazioni delle diverse macroregioni del mondo non sarà influenzato o modificato dalla Brexit” riflette Carlotta Ferrari, presidente del Convention Bureau Italia. “Adesso è ancora troppo presto per capire cosa succederà, se alla fine il Regno Unito uscirà davvero dall’Unione e se ciò avrà conseguenze dirette sul mercato congressuale italiano. Il fattore di rischio è la svalutazione della sterlina, che ridurrà il numero dei britannici che viaggiano in Europa".

L'impatto sull'incoming turistico
E se nulla– a parte il terremoto finanziario globale e lo sconquasso politico – è ancora concretamente cambiato, la conseguenza più immediata e visibile della Brexit è stata infatti il crollo della sterlina, che ha perso l’11% del proprio valore con ripercussioni dirette sul mercato del travel. Il Regno Unito è il quarto mercato emissore di turismo nel mondo (preceduto solo da Cina, Stati Uniti e Germania), e i britannici spendono fuori dai propri confini circa 63 miliardi di dollari l’anno: l’80% dei flussi, dice il Centro Studi del Touring Club Italiano, è diretto verso i paesi europei, in particolare Spagna (12 milioni di arrivi) e Francia (9 milioni), dove l’impatto è di 6 e 3,5 miliardi di sterline rispettivamente. In Italia l’incoming britannico è ridotto – 3 milioni di arrivi – e la spesa pari a 1,7 miliardi di sterline: un suo ridimensionamento avrebbe certamente conseguenze, ma non disastrose, afferma il Touring,

La destination management company
E i primi sul mercato degli eventi a rilevare queste conseguenze sono i DMC, le agenzie ricettive cui si appoggiano aziende e agenzie estere quando portano i propri eventi in Italia: “Ci aspettiamo un ridimensionamento del business dal Regno Unito proprio a causa della perdita di valore della sterlina, che rende l’Europa molto più cara per i britannici” dice Lorenzo Pignatti, presidente del DMC +39 Italy. “Del resto alle fluttuazioni valutarie che impattano direttamente sull’incoming di eventi siamo abituati: negli anni scorsi abbiamo assistito al deprezzamento del dollaro, più di recente a quello del real brasiliano e del rand sudafricano, con conseguenze dirette sul nostro business. Rimango tuttavia ottimista, anche se la prospettiva di lungo termine è quella di perdere i clienti delle multinazionali con sede in UK”.

Che però se non saranno a Londra saranno a Dublino, Francoforte o Parigi. E lì bisognerà andare a cercarli: ciò che si perde da una parte lo si guadagna dall’altra.

Margherita Franchetti

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