La ricerca dei talenti: per assicurarsi i migliori alle imprese servono comunicazione e reputazione
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Il fenomeno è conosciuto come talent shortage (carenza di talenti), e descrive la difficoltà che le imprese hanno oggi a trovare sul mercato e portare al proprio interno professionisti di valore che operino nelle aree più strategiche per il proprio business. Il problema è comune a tutte le economie e prescinde dai tassi di disoccupazione, tanto che un’indagine condotta lo scorso anno da Manpower aveva rilevato che il 38% delle aziende a livello globale fatica a trovare personale adeguato alle proprie esigenze.

Gli effetti negativi del talent shortage
Oggi, dice il Talent Trends Report 2016 prodotto da Randstad, acquisire talenti è una priorità per l’82% delle imprese perché il talent shortage sta già cominciando a produrre effetti negativi sul business di 7 imprese su 10: la mancanza del personale “giusto” causa aumento dei costi per il recruiting, difficoltà a mantenere la continuità e la successione della leadership, disgregazione di business esistenti, aumento della spesa per l’outsourcing e perfino ritardi nel lancio di nuovi prodotti e servizi.

Le sfide nella gestione dei talenti
La maggior parte delle imprese riconosce che creare opportunità di lavoro flessibile, quali orari di lavoro variabili, job sharing o telelavoro, sia un buon punto di partenza per risultare più appetibili come datori di lavoro, così come la capacità di “tenere il passo” con l'evoluzione tecnologica è considerata necessaria per aumentare performance e produttività. Quasi due terzi delle aziende intervistate sul tema del talent shortage ritiene che la maggiore automazione di produzione e processi – in qualunque settore – spingerà la ricerca di talenti verso ruoli altamente qualificati; più della metà pensa che un maggior numero di donne in ruoli di leadership sarà un fattore di successo per le imprese, ma anche che una delle sfide più importanti da affrontare sia la gestione di una forza lavoro multigenerazionale.

La reputazione fattore determinante
Di fatto, sottolinea Randstad, uno dei fattori principali che determina l’attrattiva di un’azienda è la sua reputazione, che è a sua volta è veicolata in parte dalla comunicazione “in generale” e in parte dalle attività di employer branding, cioè la comunicazione specificatamente finalizzata a trasmettere al mercato informazioni rilevanti e positive sulle caratteristiche dell’azienda come datore di lavoro. Pertanto, dice il report, l'82% delle imprese è più impegnato oggi in progetti di employer branding rispetto anche solo a due anni fa.

Comunicazione e attività di employer branding
Le attività di employer branding cui le aziende dedicheranno più spazio nei prossimi 12-24 mesi saranno l’integrazione, nel proprio sito internet, di sezioni dedicate a offerte di lavoro e opportunità di carriera (63%), la gestione di community specifiche sulle piattaforme social (62%), le operazioni di comunicazione interna per valorizzare il proprio “employer brand” (55%), l’organizzazione di eventi per la selezione dei candidati e il reclutamento (49%) e l’organizzazione di eventi di networking finalizzati ad ampliare il patrimonio di contatti diretti con i talenti (38%).

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