Arriva Lovby, la piattaforma per guadagnare con l'attività social diventando ambasciatori di brand
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L’idea è quella permettere alle persone di monetizzare il tempo (sempre più lungo) che trascorrono sui social network, a patto però che dedichino parte di quel tempo attivandosi a favore dei brand. La piattaforma, lanciata dall’imprenditore del digital Fabrizio Rametto insieme a Groupalia e Advicegroup, si chiama LovBy e ha le potenzialità per cambiare le regole del social media marketing (e dei social media) come le conosciamo ora.

Il funzionamento è abbastanza semplice: gli utenti si iscrivono a LovBy utilizzando il proprio profilo social. Dal momento dell’iscrizione, l’algoritmo di LovBy analizza il profilo monitorandone attività (condivisioni, like, commenti, tweet, retweet etc), contatti, amici e follower con l’obiettivo di valutare quanta interazione l'utente è capace di generare e quanta influenza ha su altri utenti. Quanto più un utente è attivo e capace di influenzare i propri contatti, cioè quanto più le sue interazioni generano consenso, tanto più la sua attività sarà valorizzata dai brand.

I brand che si iscrivono a LovBy possono infatti invitare gli utenti a fare fare azioni social (per esempio condividere un post, mettere un like, recensire un prodotto, acquistare qualcosa con un voucher) compensandoli poi con punti, il cui numero varia in base alla capacità di influenza del singolo utente. Con i punti ottenuti gli utenti possono riscattare premi o buoni spesa di diverso genere forniti da LovBy, che ne trattiene parte del valore per generare profitto. La piattaforma conta già 50mila iscritti, e vi hanno aderito brand quali Triumph, Samsung, Telepass, Intimissimi.

Il meccanismo potrebbe cambiare le logiche di web marketing delle aziende, che invece di investire in pubblicità sui social possono investire in azioni su LovBy, pagando il compenso una volta raggiunto l’obiettivo. Il rischio, dicono i critici, è però quello di snaturare completamente l'attività social: se gli utenti chiedono amicizie e condividono contenuti solo per “monetizzarli”, il concetto di relazione social viene inevitabilmente falsato rischiando di trasformare tutto in un’enorme e costante campagna di marketing.

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