Il terrorismo non fermerà gli eventi: la meeting industry internazionale invita a non modificare le programmazioni
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Contro il terrorismo l’industria degli eventi deve essere vigile, ma non deve farsi sopraffare dalla paura e, soprattutto, deve continuare a operare secondo la propria missione principale, quella cioè di favorire relazioni, incontri e scambio di conoscenza costruendo ponti fra paesi e culture. Ci ha messo un po’, ma ora – a due mesi dall’attacco che ha colpito Bruxelles e forse a causa delle ricadute negative che sta provocando, soprattutto negli Stati Uniti – anche la meeting industry internazionale esprime ora la propria posizione ufficiale di fronte alla minaccia del terrorismo.

Lo fa attraverso il Joint Meetings Industry Council (JMIC), la federazione che riunisce le 16 associazioni internazionali cui fanno capo le diverse anime del settore, il quale ha emesso ieri una dichiarazione dove propone agli operatori 3 punti di riflessione per orientare le decisioni di business future.

Il giusto peso ma anche la giusta prospettiva
La prima riflessione è che occorre dare alla minaccia terroristica il giusto peso ma anche la giusta prospettiva: l’impatto degli attacchi è terribile, ma di fatto rappresenta solo una piccola parte delle sfide legate oggi al travel e alla sicurezza dei delegati. E nonostante alcune destinazioni sembrino essere particolarmente nel mirino, la realtà è che il terrorismo può colpire ovunque e in qualunque momento. Ciò significa che chi organizza eventi, magari pianificandoli con anni di anticipo, non deve “discriminare” alcuna destinazione specifica. Siamo tutti nella stessa barca, è il senso del messaggio, e alle destinazioni colpite bisogna esprimere solidarietà continuando a programmarvi eventi.

Vigilare, ma senza allarmismi inutili
Il secondo punto chiama gli operatori a essere vigili. La meeting industry è collettivamente responsabile della sicurezza dei partecipanti agli eventi che organizza e ospita e ha reagito con prontezza all’emergenza mettendo in atto molte e adeguate misure. L’appello del JMIC è per un'ancora maggiore collaborazione fra tutte le parti a vantaggio della sicurezza di tutti. Allo stesso tempo però, sottolinea il documento, la meeting industry stigmatizza reazioni eccessive da parte dei governi che possano scoraggiare l’esperienza del viaggio o addirittura limitare l’accesso dei delegati alle destinazioni degli eventi se non strettamente necessario.

Mantenere le programmazioni
L’ultimo punto riguarda il ruolo della meeting industry, che è proprio quello di stimolare e supportare lo scambio e la comprensione. Il settore ha il potenziale per contribuire significativamente a riportare stabilità e normalità nei comportamenti di viaggio, ma se reagisce con paura aiuta il terrorismo a realizzare i suoi scopi e rinuncia alla propria missione. Il JMIC si appella quindi agli operatori affinché mantengano programmazioni, partecipazione e rotazione nelle diverse destinazioni degli eventi che la prevedono.

“Il terrorismo è un attacco ai nostri valori sociali e al nostro stile di vita” ha concluso il presidente del JMIC Joachim Konig. “Sappiamo che minaccia il nostro settore in molti modi e questo comporta per noi delle responsabilità. Tuttavia, la libertà non è un privilegio automatico, ma un compito cui tutti siamo chiamati a contribuire”.

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